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YAMUNA FORZANI LATE NITE SOCK UTOPIA

 

Yamuna Forzani è nata a Newcastle, figlia di due fantastici hippie che si sono conosciuti ad un full moon party a Goa negli anni 80, il giorno di Natale.

Da quattro anni vive all’Aia, dove si è diplomata in Fashion and Textile Design alla Royal Academy of Art, e condivide uno studio con tre amici.

Facciamo quattro chiacchiere con lei per parlare della sua ultima collezione, di utopie queer e di quanto tutti amino i calzini!

 

*Ciao Yamuna!Mi hai scritto che vorresti vivere una utopia queer. mi racconti come immagini i paradisi queer del futuro?

 

Li vedo come un posto dove smettiamo di avere pregiudizi su qualunque cosa – dove permettiamo a ogni persona di raccontare come meglio crede il proprio corpo: penso sia un atto profondamente radicale.

 

*Ci vorrà un sacco di tempo per liberarci del tutto dai sistemi binari? succederà?

 

Credo che l’evoluzione del concetto di gender sia molto importante: la società deve liberarsi dei sistemi binari e abbracciare lo spettro completo della sessualità. La mia tesi trattava del futuro del gender e la mia conclusione è che non so bene come si evolverà, ma volevo creare una mia utopia ed è per questo che ci ho messo il mio nome: non credo sia per forza la risposta giusta, è solo il mio punto di vista.

 

*In che modo hai deciso di presentare la tua collezione?

 

Trovo che il concetto di sfilata nel senso classico del termine sia sorpassato, rifiuto questo approccio elitista.
Per questo ho deciso di presentare la mia collezione su un tappeto lungo otto metri che ho appositamente realizzato e ho scelto di non usare modelli professionisti ma i mei amici, le vere muse che incarnano i valori che voglio rappresentare.

 

*Parlami un po’ di questo video pazzo

 

Il video è una campagna per i calzini che ho realizzato per la mia ultima collezione, ho avuto feedback molto positivi per i miei completi ma non tutti possono permetterseli: il processo di realizzazione è molto costoso e ci vuole tempo per realizzarli.
Volevo creare un prodotto che fosse accessibile a tutti così ho deciso di realizzare dei calzini. Chi non ama i calzini? In questo modo chiunque può entrare a far parte della mia queer utopia e avere anche i piedi al caldo!

Ho realizzato questo video con i miei amici Diego Diez e Diego Grandry, è stato molto divertente farlo. I modelli sono tutti amici nostri, artisti e designers dalla mentalità aperta, e credo che questa atmosfera si percepisca nel video.

 

Una parte importante della campagna è il nostro supporto al progetto MILES a Berlino:

MILES è un centro per Migranti, gay e lesbiche creato alla fine degli anni 90 per supportare migranti LGBTQ. Molte delle risorse sono al momento incanalate nel supportare i rifugiati LGBTQ che arrivano a Berlino.
MILES offre assistenza psicologica e legale per guidarli attraverso il lungo processo burocratico che comporta la domanda di asilo, oltre a guidarli passo passo nello studio della lingua e in generale nell’integrazione nella società tedesca.
Questo progetto è molto importante per me: l’anno appena trascorso è stato così orribile che ci siamo sentiti in dovere di contribuire a questa causa donando i profitti della vendita dei calzini in beneficienza. E qualcosa in cui crediamo molto ma abbiamo deciso di non includerla nel video perché non volevamo venisse percepita come una mossa di marketing per ottenere facili consensi.

 

*Il concetto di condivisione torna anche in altre cose che mi hai scritto, si sente il senso di appartenenza a una comunità

 

I miei valori includono accettazione, coesistenza e celebrazione di tutto ciò che è queer. Sono molto felice di fare parte di una comunità di artisti che hanno modi alternativi di pensare, non conformi alle stronzate eteronormative.
Credo fortemente nel potere della collaborazione, sento che quando le persone lavorano insieme si crea qualcosa di più grande del proprio ego. Con le giuste connessioni e il giusto equilibrio si creano infinite possibilità. Combattere soli può essere estenuante ed è facile scoraggiarsi.

 

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno collaborato a questo progetto:
Gilles de Brock, Ieva Valule e Joeri Woudstra,Tycho Posthumus, Kolbrun Lilja Torfadottir, Tommy Smits, Anna Klevan,Guðlaug Mía Eyþórsdóttir, Jonah Lamers, Eduardo Leon, Afra Eisma, Samuel Isaac Snyder Rynearson and the Das Leben Am Haverkamp.

 

 

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