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L’AVVENTO DEI TRENT’ANNI: ROSENTHAL

By EMANUEL AMABILIS

. In GOSSIP

 

 

 

 

Non sono mai stato un grande fan dei porno. I MEAN.

 

Se fossi ricco sarei già abbonato alla versione a pagamento integrale di Tim Tales & Men at Play, ma così non è.

 

Insomma, non sono un grande appassionato, mi definisco piuttosto un fruitore basic, mentre i miei amici li seguono proprio a livello social. Conoscono ogni nuova new entry nel settore, oltre a seguire i porno attori su Twitter sanno anche i loro nomi veri, i nomi d’arte e probabilmente anche i nomi dei medici illegali che gli impiantano silicone nei glutei e nello scroto. Io no. Non so nemmeno i nomi dei porno attori famosi o quelli storici, so soltanto che negli anni ’70 andavano di moda i porno coi baffoni, le grottesche basette oblunghe e i pantaloni di pelle aperti sul dietro. Così non ci sono rimasto troppo a pensare mentre ascoltavo il mio amico William parlare col suo moroso e un loro amico di un tale Rosenthal. Ero appena uscito dal lavoro, ero stanco ma -sempre a causa della povertà- mi ero auto-invitato a cena a casa loro e così, mentre dormivo in piedi, mi ero totalmente perso l’inizio del discorso.

 

Per non sembrare completamente rincoglionito/stanco mi sono immesso blandamente nella conversazione: “ah, sì, Rosenthal! L’ho visto, il tipo rossiccio col cazzo mezzo tatuato! Per quale casa di produzione lavora? Bel Ami o Ragin Stallion?” I miei amici mi hanno guardato come se avessi bestemmiato in chiesa. “Ema, stiamo parlando di raffinatissime porcellane, le porcellane della linea Rosenthal!”

 

Ero sconvolta.

 

Ma da quando siamo finiti a parlare di servizi da the e sottobicchieri da 400€? Chi sono quelle persone? Dove sono finito? Perché? Come? Poi all’improvviso la consapevolezza arriva e mi apre la testa in due come una schioppettata. I miei amici sono adulti. Io no. Loro sono passati allo step successivo, quello della stabilità psico-emotivo-finanziaria che si vede solo nei film, e non quelli porno. Ma com’è successo?

 

Mi sono abituato all’inevitabilità della svolta adulta osservando, da debita distanza, le mie compagne del liceo, povere contadine che, finita l’università, hanno ben pensato di farsi ingravidare e comprare casa in provincia, con mariti destinati a perdere, nel giro di qualche anno, interesse e prestanza fisica. Ma con loro era diverso, lo sapevi dalla seconda liceo che erano progettate per diventare neo mamme, di quelle che postano foto dei loro bebè sui social censurandogli il viso con emoji brutte e fuori luogo. MA QUELLI ERANO I MIEI AMICI GAY.

 

Fino a ieri eravamo tutti in hangover, ci svegliavamo dopo una serata molesta a base di quattrobianchieffragola a casa di qualche ragazzo di cui non sapevamo minimamente il nome, passavamo giornate intere a parlare di cazzo, non di Rosenthal. Ero arrabbiato, mi sentivo tradito, fuori luogo e stupido. Smarrito, lasciato indietro, ma indietro anni luce. Avevo già vissuto quella sensazione. Da qualche anno, chi prima chi dopo, tutti i miei amici, tutti, hanno iniziato a fidanzarsi. Il primo è stato Marius. Anche lui faceva la NABA e per descrivervelo sarà sufficiente dire che ha dovuto lasciare gli studi perché era troppo impegnato a fare serate per dare gli esami, e ha perso la borsa di studio. Adesso convive ed è uno degli stylist più favolosi che io conosca.

 

Il mio migliore amico, Stefano, la sorella che non ho mai avuto, è andato a convivere con la persona più noiosa del mondo. Lo vedo sì e no tre volte al mese, non mi dispiace, sono contento per loro, continuiamo comunque a sentirci tutti i giorni, ma non è come prima e forse è giusto così. Abbiamo quasi trent’anni. Ogni volta che ci vediamo ci lamentiamo del lavoro, dei colleghi, delle creme che costano un rene e della faccia che non sta più su da sola. Giusto un paio di anni fa eravamo in ginocchio, nel bagno di un locale squallido, a far contento lo stesso ragazzo in due. Come-cazzo-è-potuto-succedere? Sono i quasi trent’anni? È che forse loro hanno toccato il fondo e si sono rialzati, mentre io continuo a sprofondare? È che io ci sono rimasto chiuso in quel bagno, mentre i miei amici sono proprio usciti dal locale e si tengono alla larga? No, è che in realtà non mi sento pronto a scegliere tra un Rosenthal rosa pastello e uno grigio perla. Oltre a quello, i loro ammonimenti mi facevano solo ridere.

 

Lo “smettila di fare la troia, perché non ti trovi qualcuno di stabile anche tu?” li faceva solo sembrare più noiosi ai miei occhi e continuavo, felice e contento, a saltare di letto in letto, tra un hangover e l’altro. Poi è successa questa cosa di Rosenthal. E la faccia non ti sta più su. E tra tre giorni compi trent’anni. E lo so che del resto è tutta colpa mia, che avrei dovuto dare retta alla vocina interiore che mi diceva “lascia stare la moda, non è l’università per te, dopo tre anni non sai ancora la differenza tra una manica Gigot e una manica Raglan. Vai a fare i film porno in Spagna!” Almeno sarei stato coerente, almeno sarei ancora tra i più seguiti su Twitter dai miei amici. Almeno, magari, avrei potuto permettermi un servizio Rosenthal.

 

STAY CLASSY. STAY ZITTA

 

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