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IL TRENO HA FISCHIATO

By ASJA CASTELLI (words and illustration)

. In AMO


Avrei dovuto cogliere i primi segnali dei miei futuri (attuali) metodi relazionali anomali forse già dalle medie, quando le mie compagnette di classe venivano chiamate “troia” e se la prendevano come matte, tra grida isteriche, pianti e squad di sommossa come solo le tredicenni di provincia sanno fare.

 

E io lì, che proprio non capivo il loro disappunto: troppo teatrale, immotivato!

 

Ma magari avessero dato a me della troia, pensavo, avrebbe significato successo sociale. E invece no, mi beccavo al massimo della sfigata. Più spesso, il nulla totale. Né caldo né freddo, la “strana”.

 

As you know, il trailer di questo film è cosa nota. Sappiamo come andrà a finire l’adolescenza di casi simili.

 

Da qui, l’arrivo a Milano, un’escalation infinita alla provocazione più pesante, alla trasgressione maggiore e, soprattutto, al caso umano più folle al mio fianco.

 

Tra le cockasioni che più mi regalavano quella dose di soddisfazione tale da placare la mia fame per due settimane o tre, ci sono sempre stati i viaggi in treno -regionale la maggior parte delle volte- per concerti, aka programmazioni scientifiche, analitiche e studiate al vetriolo per finire nel backstage della band X e raggiungere il mio nirvana.

 

Sì, lo spazio per la musica e la passione dell’evento non mancavano mai, ma la goduria suprema era dettata da quel mix stonato e nebuloso di drink, incontri, piste (da ballo ndr) e farfalle nello stomaco per la nottata in divenire, allo sbaraglio più totale e con pochi euro in tasca.

 

Estasi indicibile il ritorno al mattino, nelle condizioni più disparate e dopo avventure degne di episodi pilota comunque migliori di quelli di Netflix.

 

Tra bugie ai parents e ospitate perenni a casa della Giulia e Ivanna del caso, future sante per cui dovrebbe essere creata una nuova categoria teologica hic et nunc, chessò Santità degli alloggi fake o, ancora meglio Santità della scopata donata –ottenibile con almeno tre pranzi votivi offerti al mese- ho trascorso il meglio della mia gioventù, l’apice della mia locura, la sfrontatezza dei miei migliori anni.

 

E cosa fanno i vecchiacci se non guardarsi indietro e sospirare sconsolatamente sui bei momenti passati?

 

Ecco, appunto.

 

Ma la mia inarrestabile smania di raccontare i fatti il mattino seguente ad un attento circolo di fan, pronti a qualsiasi storia pur di distrarsi dalle imminenti due ore di fisica non è tramontata, that’s why affido ora a voi, al vento, queste eroiche gesta.

 

Dalla prossima volta, bicciis.
Besos XxX

 

🚂 🚂 🚂

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