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SUPER DRAGS

By VALERIO (CHEERIO)

. In COOLTURA

 

E’ finalmente arrivato (ormai dal 9 Novembre) e se ancora non lo hai visto è giunto il momento di scroccare l’account di Netflix della tua coinquilina fuorisede un po’ sfigata ma alla fine tollerabile oppure farti un tuo account personale (e salutare la tua vita sociale definitivamente).

 

Se rigirate la rete come un calzino in cerca di informazioni su tutte le queens più famose al mondo (come faccio io di solito da quando ho scoperto che le drag queens riescono a dare sollievo a quella che mi è stata denominata come high functioning depression), so benissimo che anche voi eravate in attesa di questo cartoon. Coloratissime, sboccatissime e super queer: le SuperDrags sono tutto ciò che vorresti essere nella vita senza quei freni inibitori che di solito cadono solo grazie all’aiuto di 3 gin tonic fatti male.

 

Partiamo però da un presupposto: se guardi la serie (di soli 5 episodi, purtroppo, ma a quanto pare rinnovata da Netflix per altre due serie) in Portoghese (che è la lingua originale di produzione in quanto la serie è stata prodotta in Brasile da Combo Estúdio di Rio De Janeiro) sei un sacco brava, semplicemente perchè hai avuto lo sbatti di farlo e perchè principalmente sai il portoghese che diciamocelo, non è una lingua che si usa ogni giorno per ordinare I 3 famosi gin tonic fatti male.

 

Al massimo apprezzi l’unico vero cameo interessante nella serie che è quello di Pabllo Vittar, la famosissima drag queen e pop star brasiliana nonchè fonte di ispirazione de La Manu a.k.a. La Amabilis, la mina vagante di Stai Zitta che voi tutti amate e desiderate avere come amica il sabato sera ma che odiereste la domenica mattina, quando vi chiama ancora sbronza dicendovi che è “molto stanca, molto provata”, “ancora piena”, “molto sola” e tutti gli altri suoi trademarks che voi cule milanesi avete adottato nel vostro vocabolario gay senza davvero saperne l’origine (chi vi scrive è la sua mamma putativa, che ogni tanto torna in Italia da Londra per assicurarsi che stia “bene” e che non abbia ancora messo la testa nel forno nonostante i vari fallimentari tentativi).

 

Se invece siete delle persone con una modesta sanità mentale e la serie la avete vista in inglese, avrete sicuramente notato che il cast prevede le voci di Trixie Mattel, Shangela, Ginger Minge e Willam Belli che a meno che non siate totalmente “insospettabili”, MxM e dissociati dal mondo gay, non hanno bisogno di presentazioni. Se non sapete chi siano queste drag queens, innanzitutto fate fruttare quel cazzo di account Netflix e guardatevi TUTTE le serie di RuPaul’s Drag Race al buio della vostra stanza e entrate finalmente in contatto con la realtà (o abbandonatela, “ai sei tométou, iu sei tomàto”).

 

Il plot della serie è molto semplice: 3 ragazzi queer che lavorano svogliatamente in un department store sono stati assunti per salvare il mondo da crimini contro il mondo LGBTQ armati solamente di un ciondolo a forma di cuore (ciao, questa è una ovvia citazione a Sailor Moon) e della loro gaiezza. Trixie Mattel da la voce a Vedete Champagne, il “boss” che assegna le missioni alle Super Drags ed accompagnata dal suo robot di fiducia Dil-Do.

 

Ginger Minge è invece Patrick/Lemon Chiffon, il leader non ufficiale delle Super Drags che tra una missione e l’altra non fa altro che ossessionarsi sulle sue insicurezze fisiche e non. Shangela è Donizete/Scarlet Carmesim, il membro più “sassy” delle SuperDrags che rischia continuamente il suo posto di lavoro nel department store a causa delle sue scarse performance lavorative.

 

Willam Belli (che nella serie è la queen con la performance migliore, #FactsAreFacts) invece è Lady Elza, l’alter ego di Reverendo Sandoval, un omofobo dichiarato che ha per obbiettivo quello di ristabilire l’ordine e la decenza nella cittadina di Belt Buckle Bay, scenario di tutta la serie. Lady Elza non è altro che una drag queen/strega che vuole succhiare l’highlight, tutta l’essenza gay di ogni singolo twink della città per riottenere giovinezza e bellezza.

 

Gli altri personaggi sono Ralph/Sarafina Cyan, la terza SuperDrag tanto manza quanto effemminata che è stata cacciata di casa dopo che il padre ha scoperto essere omosessuale; Goldiva, una paladina e musa della comunità LGBTQ di Belt Buckle Bay i cui concerti sono sempre a rischio di sabotaggio da parte di Lady Elza e infine Junior, il figlio di Sandoval che realizzerà grazie all’aiuto delle SuperDrags di quanto bigotti siano gli insegnamenti del padre, nonchè love interest di Ralph.

 

Se dovessimo fare un’analisi seriosa della serie, SuperDrags è al momento super rilevante come messaggio politico nell’attuale situazione brasiliana, dove la comunità LGBTQ attualmente non se la passa benissimo con la possibile elezione di Bolsonaro ma non solo: è rilevante per la maggior parte di tutti i paesi dell’occidente del mondo dove le politiche di repressione e di campagna elettorale con contenuti omofobi e discriminatori hanno già preso fin troppo piede rendendo la situazione parecchio allarmante per tutt* noi (ma direi di non andare troppo in dettaglio visto che non mi sento esperto di politica e la tuttologia la lascio ai cinquantenni “buongiornissimo caffè” su Facebook).

 

Tra una battuta di Shangela e l’altra, conviene tenere presente in the back of our mind il messaggio che la serie vuole trasmettere, ovvero il classico (ma mai vecchio) “we’re here, we’re queer, get used to it”. Nessuno vuole ovviamente prendere questa serie come manifesto politico, tantomeno era questa l’intenzione dei creatori Anderson Mahanski, Fernando Mendonça and Paulo Lescaut, però aggiungiamola comunque al grande puzzle di contenuti realizzati per e da membri della comunità LGBTQ in tutto il mondo, così come RuPaul’s Drag Race è entrato nelle case di milioni di persone ed ha creato un ponte tra il mondo etero e non. Il motivo? Perchè a quanto pare c’è ancora bisogno di diffondere un po’ di gaiezza nel mondo, visto che c’è chi investe ogni giorno fin troppe energie nel romperci i coglioni e nel dirci che siamo sbagliati, che siamo un abominio etc…

 

Un altro motivo sta nel fatto che per quanto ci piaccia tantissimo fare le Michelle Visage della situa appena siamo nel nostro “club di fiducia”, celebrare qualsiasi cosa “drag” è magari non un dovere, ma una cosa molto carina da fare, perchè per quanto cessa una drag possa essere, ha pur sempre le palle (che siano “in vista” o faccia tucking poco importa in questo senso) di mettersi un vestito, dei tacchi, delle ciglia finte e un grattacielo di trucco in faccia e di sfidare le norme e convenzioni sociali che ogni giorno ci imbrattano il cervello di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cercando anche di farti divertire e magari pagarsi l’affitto (o l’abbonamento dei mezzi, che non sono di solito briscolini, soprattutto se come me vivi in una delle città più care al mondo). Perchè senza andare a scomodare troppo i movimenti di Stone Wall come riferimento, i cambiamenti di solito li hanno sempre fatti quelli che hanno alzato un dito medio alla convenzionalità.

 

Comunque, ricapitolando: se non hai visto la serie, prenditi 2 ore in totale (e se proprio devi guardarla in Italiano, va beh, fai pure ma ti perdi praticamente tutto il senso del clout che sta serie ha creato), ringrazia la tua coinquilina un po’ babbadiminchia per la password dell’account di Netflix prendendole una bathbomb da Lush (che costa quanto un cazzo di abbonamento mensile di Netflix, quindi vedi tu) ma fai in modo che pulisca la vasca dopo che la usa (perchè le bathbombs sono una merda da ripulire nella vasca dopo l’uso e ti ritroverai brillantini per due mesi ovunque), ricordati di santificare le feste, leggi tutti gli articoli dell’Amabilis di Stai Zitta perchè è l’unica gioia nella sua vita (il resto del tempo non mancherà di ricordarti quanto è stanca/sola/desiderosa di essere morta) e che quando vai a fare l’aperitivo in via Lecco, incontrerai sicuramente qualcuno con cui ha avuto scazzi per qualsivoglia motivo. Deal with it, bitch.

 

Cheerio!

 

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