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SHITTY GIRL SK8ERS NEED LOVE 2

By MARA BRAGAGNOLO

. In COOLTURA

Ho iniziato ad andare sullo skate quando avevo 15 anni e ora ne ho 23 quindi, se ogni calcolo è giusto, ora dovrei essere più o meno una pro. La verità è che sono ancora una skater di merda. Molti sono i motivi, essere stata un’ adolescente egocentrica e una ventenne disagiata sono due di quelli. Ho preso i miei anni fuori dalla scena, e ora che sono tornata non sono solo una skater di merda, sono anche troppo vecchia per esserlo. Mi va di incolpare per questo, oltre me stessa ed il mio corpo incredibilmente non atletico, il patriarcato (si può sempre dare la colpa al patriarcato).

 

Trovare una ragazza skater è come trovare un bidet in casa in Gran Bretagna: incredibilmente speciale e raro. Tutti ti guardano. Le skater girls hanno un posto di prestigio nella società moderna, sono quelle ragazze che ce l’hanno fatta in una sottocultura dominata dagli uomini. Sono le suore della cultura skateboard, e con un grande potere derivano grandi responsabilità.

 

 

È già difficile essere una ragazza ed è ancora più difficile essere una ragazza skater. Gli skater boys non hanno idea di tutti i disagi che le skater girls hanno. Faccio fatica a scendere le scale senza sorreggermi il seno, immagina saltare più volte su uno skateboard con le tette premestruali dolenti. Ma le ragazze sono fondamentalmente sempre premestruali, quindi hanno imparato a vivere con il dolore. Se vuoi andare sullo skate, ti devi fare del male, e più male ti fai e più rispetto ottieni. Sogno sempre il giorno in cui finalmente mi romperò una caviglia. Bisogna ricordarsi però che anche se i lividi ti danno quel look da donna vissuta, fanno comunque male e non si abbineranno mai a tutti i tuoi outfits.

 

Sono una donna senza vergogna, piscerei davanti a chiunque, ma quando si tratta di andare sullo skate di fronte a delle persone, mi cago addosso. Sulla strada per lo skatepark ascolto sempre le parole di Princess Nokia “I step in this bitch and I do what I want, I don’t give a damn and I don’t give a fuck” che spero mi diano la giusta energia per entrare nello skatepark e volteggiare davanti a tutti con disinvoltura. Solitamente, invece, scruto da lontano un massimo di tre persone (di cui una molto probabilmente è un bambino di cinque anni in monopattino) e, con disinvoltura, giro l’angolo fingendo di non aver mai voluto andare allo skatepark.

 

Ma lo voglio, davvero. Mi sveglio alle 8 per andare allo skatepark quando non c’è nessuno. Non mi sveglio alle 8 per niente e per nessuno. Mia madre mi dice sempre che vorrebbe che avessi la stessa dedizione per l’università. I miei amici conoscendo le mie lotte esistenziali hanno iniziato a scrivermi ogni volta che il parco è vuoto.

 

Un giorno ricevetti uno di questi messaggi, corsi fuori di casa skateando il più velocemente possibile per raggiungere il luogo desiderato prima di chiunque altro. Dopo qualche spintarella però ho sentito un calore improvviso nelle mutande che significa solo una sola cosa: ho dimenticato il tampax. Sapevo che se avessi lasciato perdere sarei annegata nei miei errori, e non avrei potuto neanche skateare con una scatola di tampax in mano, così dopo un momento di panico decisionale, sono tornata a casa per precipitarmi fuori di nuovo. Ovviamente, appena fuori dalla porta mi arriva un messaggio dal mio amico che dice “nevermind, the whole squad is here”

 

 

La “whole squad” è probabilmente il peggior nemico di una shitty skater girl. La “whole squad” è quel gruppo di ragazzi che vanno sullo skate insieme da quando erano prenatali. Conoscono le venature dei loro cazzi a vicenda, conoscono tutti gli abituali dello skatepark, e ne sanno molto più di te per quanto riguarda lo skateboard. Molto probabilmente hai anche limonato con uno di loro ubriaca ad una serata trap rap e tutti loro sanno ovviamente anche quello.

 

Non c’è scampo. Skateare di fronte a loro sarà la cosa più difficile che dovrai mai fare, anche più difficile del parto: loro sono lì per giudicarti.

 

In primo luogo giudicheranno il tuo look, il che significa che controlleranno se sei gnocca. Se lo sei, ti fisseranno senza sosta fino al punto 2: si accerteranno che sai skeateare e no, non puoi fare il tuo ollie di merda che si alza di 5cm, devi fare un kickflip. Possibilmente mentre scendi una rampa di scale, per guadagnare totale rispetto. Se riuscirai nell’obbiettivo sarai il loro Dio e tutti si innamoreranno disperatamente di te, ma sappiamo che questo non è mai stato l’obiettivo delle skater girls.

 

La gente non sa cosa voglia dire la gioia pura che ti abbraccia calorosamente dopo che chiudi quel trick che provavi a fare da sei mesi e mezzo: l’abbraccio caldo che nessuno uomo riuscirà mai a darti. La prima volta che ho fatto un ollie mi sono commossa, anche se il mio skate era a malapena sollevato: ho dovuto chiedere a qualcuno filmarmi, per poi interrompere il video nel quel quarto di secondo in cui lo skateboard non toccava il terreno. Per sapere che era vero. Il mio amore era vero.

 

 

Il mio amore è quello che mi fa avere voglia di continuare ad umiliarmi, nonostante il disagio, il dolore e le delusioni. So che probabilmente quando sarò in grado di fare un kickflip avrò già fatto nascere il mio primo figlio, però onestamente, sarò anche la mamma più presa bene in giro 😉

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