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QUESTA È LA STORIA DI COME UN FUTURO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MI DIEDE UNO SCHIAFFO

By AZZURRA LIGURGO

. In GOSSIP

 

Avete presente quegli aneddoti, quegli avvenimenti strani che vi capitano per caso a un certo punto della vostra vita e che tenete strettamente per voi, senza raccontare niente a nessuno, fino a quando non sentite che è arrivato il momento? Oppure, per esempio, per fare colpo sugli altri o per fingere di avere una vita molto più interessante e avventurosa di quella che avete?

 

A me una volta è successa una cosa del genere, una cosa che, scommetto, poche persone possono dire di aver vissuto nella propria vita.

 

Un po’ di contesto: la storia è ambientata a Pesaro nel caldo luglio del 2013. Pesaro tradizionalmente è una città abbastanza di sinistra: abbiamo avuto solo sindaci di sinistra dalla nascita della Repubblica, quindi non stupitevi quando vi dico che nel 2013 Matteo Renzi a Pesaro aveva creato un bagno di folla.

 

A Pesaro quell’anno stavamo ospitando un famoso festival di filosofia contemporanea, e Matteo Renzi era uno degli ospiti. Cosa ci faceva Matteo Renzi a un festival di filosofia? Non lo so. Sono passati 5 anni ma penso che ancora ce lo stiamo chiedendo un po’ tutti. So solo che facendo la volontaria a quel festival ho fatto infinite figure pessime con varie personalità del panorama politico e culturale italiano (ho fatto una figura orribile con Liliana Segre, è possibile trovare una persona meno adatta con cui fare una brutta figura rispetto a una sopravvissuta all’olocausto? Forse un futuro Presidente del Consiglio).

 

Vabbè, fatto sta che Renzi era arrivato alla favolosa location, Rocca Costanza, ex carcere (dove è stato anche incarcerato Vasco Rossi! Pesaro città delle avventure): potete immaginare che in un ex carcere non ci sia un’entrata speciale per gli ospiti o per gli artisti, quindi Renzi doveva passare dall’entrata del pubblico: 400 persone che lo aspettavano impazienti, più tutte le persone di fuori che non erano riuscite ad entrare.

 

Noi volontari (tutti liceali, qualcuno forse anche delle scuole medie, insomma nessuno era una guardia del corpo) facciamo due cordoni umani, dal cancello d’entrata al palco, per permettere al futuro Presidente del Consiglio di salire sul palco senza essere ucciso dalla folla, che si comportava come un branco di 15enni che aspettano di vedere passare gli One Direction.

 

Renzi entra vestito molto casual, con la camicia ma senza giacca né cravatta (era pur sempre luglio, e in fondo c’era un motivo se lo chiamavano Fonzie; anzi, eravamo un po’ delusi dalla mancanza del giubbotto di pelle) e inizia a comportarsi con il suo fare da celebrità, dando il cinque alla gente e salutando tutti con così tanta regalità e amore per il proprio popolo che neanche Kate Middleton con la regina Elisabetta.

 

Tutto stava andando bene. Dietro di me c’era la mia preside delle medie, che chiameremo Anna per motivi di privacy e che con grande sorpresa mi riconosce e mi saluta. Renzi ci passa davanti, Anna si emoziona e alza la mano per battere il cinque al caro Matteo. Il nostro eroe alza la mano per rispondere al cinque.

 

Sbaglia la mira.

 

Mi dà uno schiaffone.

 

Questa è la storia di come un futuro presidente del Consiglio mi diede uno schiaffo. Sto ancora considerando l’ipotesi denuncia oppure minaccia, vorrei che mi prendesse a lavorare per lui, così poi non devo più cercare uno Sugar Daddy.

 

Grazie Matteo Renzi, grazie per quello che hai fatto per me: mi hai dato la storia più bella da raccontare ai miei nipoti. Il giorno del mio matrimonio, il primo brindisi sarà dedicato a te. Grazie.

 

Disclaimer: Matteo Renzi si è poi scusato e mi ha accarezzato la guancia che aveva ferocemente colpito poco prima.