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PROVINCIALOTTA: IN TRANSFERTA A MILANO

By ALEX GIACOVELLI

. In GOSSIP

 

Era proprio un periodaccio.

 

 

 

Il tipo a cui andavo dietro da quasi un anno mi aveva confessato di essersi fatto riempire come un cornetto alla Nutella, e il pasticciere non ero io. Come se non bastasse, il mio professore mi aveva appena bocciato all’esame, e nonostante le mie promettenti allusioni non c’era modo di rimediare allenando i muscoli della mascella.

 

Proprio quando stavo per attaccarmi ad bottiglia di limoncello di terza scelta consigliatami da mia zia divorziata, l’universo mi diede un’opportunità: ricevetti un buono per viaggiare in bus. Contattai subito le mie besties (poveracce come e più di me) e prendemmo una pazza pazza decisione: andare a Milano. Mi sentivo nella versione low cost di “Sex and the City 2”. Nelle menti speranzose di noi #provincialotte, Milano rappresentava quel sogno che non ci eravamo mai concesse di realizzare: potevamo andare in un H&M, ma più grande.

 

Il meteo era però contro di noi: il giorno della partenza neve a palate. Sotto al freddo della sciarpa giacevano gli ultimi residui della nostra dignità perduta nei bagni del liceo.

 

Ai nostri occhi tutto era fantastico ed assolutamente nuovo. Intendiamoci, non che nelle nostre città le uniche fonti di luce notturne fossero i falò delle streghe, ma essere avvolti da tutti quei palazzi, quei negozi, quella gente, quei profili sulle chat di incontri era davvero piacevole e stimolante.

 

La prima tappa d’obbligo fu la Rinascente, perché ovviamente io e i miei amici siamo degli omosessuali originali ed emancipati, maschili nell’aspetto e nei modi, che vanno oltre cose effimere e passeggere come la moda, e superflue come i trucchi, i profumi e le cose per la casa. Non mi soffermerò sul fatto che chiunque lavorasse lì dentro poteva fare tranquillamente il modello anche sotto un attacco di diarrea, e che le nostre svariate ore di viaggio, il poco sonno, la fame e l’astinenza sessuale evidenziava ancor di più questa differenza.

 

Ma l’episodio che voglio raccontare, e che credo ricorderò per tutta la vita, è il seguente. Dopo tutti quei piani ne avevamo davvero le palle piene (no, sul serio) e decidemmo quindi di dirigerci verso l’uscita. Durante tutta la nostra passeggiata avevo costantemente la sensazione che le guardie ci stessero squadrando (forse perché avevamo l’aria di esserci appena fregati il costume Versace?

 

Forse perché volevano qualcosa in più da noi o noi da loro?). Per la prima e l’unica volta nella mia vita rinchiusi i miei sospetti e le mie ansie in una scatola di Tiffany, e varcai la soglia del negozio. L’allarme suonò, ma con mia grande sorpresa scoprì che non ero stato io ad averlo fatto scattare, ma il mio amico. Ora, so che la reazione di una persona sana di mente sarebbe stata come minimo preoccuparsi, non dico per se stessi ma almeno per il proprio amico. Invece… a me veniva davvero da ridere, perché sembrava uno scherzo così geniale che avrei voluto prendermene tutto il merito. Ma ecco che le guardie si misero ad ispezionare lo zaino ed il cappotto del mio amico sotto gli occhi di disapprovazione dei commessi che fino a pochi minuti prima ci avrebbero venduto della merda col sorriso stampato in faccia. La gogna medievale al confronto sarebbe stata una passeggiata di salute.

 

La scelta di cambiare identità scattò invece quando mi resi conto di cosa tirarono fuori dalle tasche del mio amico: di rubato non c’era nulla, ma a compensare ciò c’erano una piccola serie di oggettini imbarazzanti tra cui un pentacolo simil-satanista usato teneramente come portachiavi. Fu questo a metterci un freno e a dedicarci ad attività che meglio si addicevano ai nostri gusti ricercati: la discoteca. Ma quella serata si rivelò un disastro. Non riuscivo a rilassarmi perché in tutto ciò avevo la testa ancora tra le gambe del ragazzo che prima di partire mi aveva scaricato (se stai leggendo spero tu rimanga incinta). Decisi quindi di far uscire la Britney 2007 che era in me, rovinando la serata a tutti, ma con sorriso e stile.

 

Per me umile #provincialotta Milano non è solo sushi e coca: è un’esperienza, il sentirsi parte di una metropoli che non ti soffoca, ma anzi ti accoglie e ti invita a seguirne i ritmi sempre frenetici ed in evoluzione. Riuscirei a viverci e a sfruttarne ogni possibilità? Forse, o almeno mi piacerebbe. Per adesso mi godo la mia vita in provincia, con le caprette di Heidi che non fanno più tanto ciao (saranno morte?).

 

 

XOXO, la vostra #provincialotta