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PIANGI PUTTANA PIANGI

By EMANUEL AMABILIS

. In GOSSIP

 

Giusto perché non sapevo come scavare ancora di più nello squallore della piega che la mia vita ha assunto ultimamente, ho accettato l’invito a casa di un daddy e abbiamo fatto sesso.

 

Lui non è stato squallido, è stato okay, prima mi ha fatto una marea di complimenti (la strada più facile per farmi abbassare le mutandine) e poi tra una pausa e l’altra abbiamo bevuto del prosecco. Fin qui niente di nuovo, insomma sono famoso per i miei rusty-trombone alcolici (ricetta per il rusty-trombone alcolico: fai colare vino/vodka/benzina sulla schiena durante il rimming e vi sbronzate in due) l’unica pecca era il film “Alla ricerca di Dory” in sottofondo che mi distraeva. Una volta finito abbiamo fatto una doccia, ho perso una lente a contatto e poi abbiamo iniziato a fare quello che fanno i gay a Milano una volta finito di fare sesso. Abbiamo iniziato a conoscerci, lui fidanzato infedele, io #POVERADONNA. Cosa fai nella vita? Di dove sei originario? Come ti chiami? ecc. ecc. Durante l’atto lui ha tirato fuori del popper, a me non fa impazzire, cioè, forse non mi piace perché all’asilo m’infilavo i pennarelli Carioca nel naso e tiravo forte, fortissimo, fino a quando non vedevo il colore degli odori e delle ombre. Mi ha chiesto come mai non avessi gradito il popper e mi chiede se preferissi altro “Sei carino, apro un altro prosecco e poi ci facciamo un paio di strisce.” Lo squallore inizia qui.

 

Quando sei uno spiantato a Milano appena qualcuno ti offre qualcosa tu la accetti in silenzio. I miei amici mi hanno sempre detto “Se uno ti offre della droga gratis tu la prendi e zitto.” e “Gli sconosciuti hanno le caramelle migliori.”

 

Il punto è che finora qualsiasi sostanza avessi preso l’ho fatto con amici, in situazioni dove mi sentivo al sicuro, da #piena o emotivamente stabile. Lo sappiamo tutti che qualsiasi uomo che attraversi il tuo intestino tenue oltre a rovinarti la giornata ti sconvolge un minimo emotivamente. Beh la cosa è stata super chill e pensavo di stare bene, insomma, era un uomo di mezza età, ha un appartamento super cool da ricchi, non può comprare coca cheap, insomma ha le ciabatte da bagno di Gucci! E poi sono mezzo messicano, in teoria dovrei avere coca & tequila che mi scorrono nel sangue, probabilmente i miei antenati sono stati i primi a distillare l’alcool da una pastura di acqua piovana e guacamole fermentato.

 

Esco da casa del tipo e mi ritrovo attaccato al muro con un peso sul petto, panico, prendo il telefono e chiamo in ordine: mia madre, la mia coinquilina, la mia ex coinquilina, la mia amica lella che vive a Torino e una mia ex compagna di corso NABA. Salgo sulla metro e mi muore il telefono. PANICO. Inizio a piangere, ma non quei pianti sommessi che faccio solitamente tutti i giorni in doccia, proprio grandi singhiozzi.

 

Ho avuto un attacco d’ansia. Sto scrivendo questo articolo per esorcizzare questa brutta esperienza, ringraziare la turista tedesca che mi ha allungato tutti quei fazzoletti mentre tutto il resto del vagone metro mi guardava giudicandomi e dire alle matricole che mi leggono che spesso si troveranno in queste situazioni e va benissimo, va benissimo piangere in pubblico, va benissimo piangere a casa, va benissimo sfogarsi quando non sei emotivamente okay, sì, anche in metropolitana, anche all’Esselunga mentre fai la spesa e anche durante le lezioni. In discoteca, ai concerti, agli after e per strada. Piangere è okay. Io ho pianto praticamente ovunque. Aiuta a non impazzire, un po’ meno consiglio di farsi una busta alle 18 dopo due bottiglie di prosecco.

 

Ora che ho buttato fuori (piangendo) tutto questo e l’ansia mi sta scendendo vorrei tanto infilarmi nel letto e dormire 4 settimane no stop. Invece appena arrivato a casa ho trovato 8 ragazzi gay cileni che festeggiavano nella mia cucina il giorno nazionale del Chile. Ho pianto anche davanti a loro, probabilmente penseranno che io sia una pazza antipatica che si chiude in camera con la musica a palla e inizia ad urlare ma è okay. Cioè, io sono pazza. Lo accetto, è okay, il fatto di non essere emotivamente stabile la metà del tempo non mi pesa, l’ho accettato da tempo, ho comunque tanti amici che mi vogliono bene e mi chiamano “La latina pazza” ma è cool.

 

Quindi ora che ho finito di piangere sopra il mio Mac: buttati in doccia, ordinati una pizza, asciugati quelle cazzo di lacrime e vai alle feste della fashion week e non rompere i coglioni.

 

P.S. Quando il fattorino mi ha portato la pizza mi ha fatto l’occhiolino e mi ha strizzato il polso con fare lascivo, chiusa la porta ho pianto ancora sopra la mia pizza.
P.P.S. Mamma se leggi questo articolo sappi che non l’ho scritto io! T.v.b!!

 

 

Stay Classy. Stay Zitta.

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