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NON CHIEDERMI MAI “CHE FAI PER CAPODANNO?”

By LORENZO SIGONA

. In COOLTURA

 

Le feste sono alle porte, e come ogni anno, siamo costretti a nascondere le nostre forme sexy in pellicce sintetiche per affrontare il freddo ed andare alla ricerca di regali decenti. Così, come mancate equilibriste, ondeggiamo tra il dubbio di aver comprato oggetti inutili che non verranno apprezzati, e la soddisfazione, dall’altro lato, di aver fatto centro con dei presenti più azzeccati. In fondo, anche in questo caso, ci vuole fortuna, ci vuole il colpo di fulmine.

 

Ad esempio, passeggiare lungo la via dei negozi, e vedere in vetrina quel plug glitter che la tua migliore amica tanto desidera, prima di accorgerti che si tratta di un puntale da mettere in cima all’albero. O perché no, imbattersi in un appassionante libro di avventura, da regalare all’amico provinciale che non vuole assolutamente lasciare il recinto di casa.

 

Tutti abbiamo girato per la città alla ricerca di qualcosa di interessante, ma non sempre, purtroppo, abbiamo avuto successo. Per fortuna però, il giorno di festa arriva più veloce che mai, e il problema dei regali, in un modo o nell’altro, viene superato e accantonato per almeno undici mesi.

 

Ecco allora che un’altra grande preoccupazione giunge a tormentarci, colpendoci in testa come una grossa mela caduta dall’albero. La domanda può essere posta in ogni luogo, è impossibile prevederla. Potresti essere dall’estetista per un restauro completo, in ginocchio dal prete a confessare gli ultimi peccati commessi, o persino in mezzo a una strada tra mille sconosciuti, col volto ben nascosto da grossi occhiali neri. Puoi diventare vittima da un momento all’altro, è una sorte ineluttabile. Potrebbe essere proprio quell’amico di cui ti fidavi, che credevi ti volesse bene, o quel parente che hai sempre ammirato, a farti del male.

 

Con un solo colpo ed una mira infallibile, eccola lì, che ti trapassa lo sterno, la domanda fatidica: che fai per Capodanno?

 

Vorrei regalarvi un elenco di buoni esercizi di respirazione da svolgere per riprendersi da quel doloroso momento, ma suppongo che contare fino a dieci, ingoiare il brutto insulto appena elaborato in mente, annaffiarlo e mandarlo giù con del buon prosecco, sia il metodo più efficace.

 

Puoi essere forte, sentirti invincibile, ma sai bene che certe ferite non si rimarginano, e prima o poi, da solo davanti allo specchio, dovrai guardare nei tuoi occhi, e affrontare il mostro a mani nude. Dovrai, insomma, abbandonare per un attimo quella affascinante indipendenza che hai conquistato per tenerti a debita distanza dalla società, e provare a capire, come in un quiz a premi, in quale insignificante, squallida meta, potresti festeggiare la fine dell’anno e l’inizio del nuovo.

 

Ed è forse proprio la catarsi della scrittura a convincermi, mentre metto nero su bianco questi pensieri, che fare esattamente quel che si vuole, non sarebbe sbagliato. Se vogliamo rinchiuderci in camera, infilarci sotto le coperte, e vedere almeno tre o quattro film nella notte, possiamo. Se desideriamo leggere un buon libro con i tappi alle orecchie, per evitare di udire fuochi e botti, possiamo farlo. Ma, in tal caso, saremo davvero disposti a sentirci dire “che tristezza” dal primo scemo che passa? Ecco allora che ho già abbandonato il buon proposito di fregarmene di cosa pensano gli altri, e anche questa purificazione dello scrittore è durata come una sigaretta fumata per nervosismo. Vedo la mia libertà scendere a picco nell’acqua gelida, come un qualsiasi Leo Di Caprio lasciato affondare nell’oceano.

 

Non mi sovviene, ad oggi, una geniale trovata che mi tenga lontano dai preparativi di Capodanno. Potremmo rinchiuderci in un armadio fingendo di essere scappati verso nuovi orizzonti, o far cadere sbadatamente il cellulare dalla finestra. Diciamolo, soluzioni poco funzionali. Immagino che dovremo allora, tutti noi, trascorrere quella notte fingendo che ci sia davvero qualcosa da festeggiare. Ed è sull’onda di questo improvviso pessimismo, che mi trovo a pensare: sei sicuro che non ci sia davvero nulla per cui essere grato, nulla per cui far festa? Maledetto cervello, dannata sensibilità, anche questa volta avete ragione.

 

Di buoni motivi ce ne sarebbero, eccome. Ma non sarei un perfetto essere umano imperfetto se non mi divertissi a vedere il bicchiere mezzo vuoto.

 

Forse, anche questa volta siamo stati incastrati. Il Capodanno verrà festeggiato, e penseremo per un attimo a quali traguardi abbiamo raggiunto nel 2018. Tanti, pochi, nemmeno uno? Non è dato saperlo. Quel che sapremo di certo, è che potremo scrivere nuove storie, cadere in nuove tentazioni, assaggiare sconfitte e vittorie, in questo continuo ciclo di gioie e dolori, che è la vita che in fondo ci piace vivere.

 

E persi nello scoppiettante entusiasmo di uno stonato conto alla rovescia, evitando di essere colpiti da proiettili di sughero e spruzzi di spumante, per un breve istante saremo le persone più felici del mondo, dimenticando ingenuamente che, prima o poi, col passare del tempo, qualcun altro tornerà a chiederci:

 

“Che fai per Capodanno?”

 

E noi, come abilissime Charlie’s angels, eviteremo il colpo secco, rispondendo semplicemente:

 

“Stai zitta!”