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MILANO SUDAMERICANA

By SONIA GARCIA, foto di STEFANO SANTANGELO

. In COOLTURA

 

Milano, con buona pace degli abbrutiti di retorica xenofobo-populista, è una città multiculturale e multietnica. Lo si vede a ogni passo che si compie: che ci si trovi in Duomo, sui Navigli, sulla più ovvia 90, o, nei sabati d’inverno, nel lungo mezzanino di Porta Venezia che collega le uscite di Piazza Oberdan e viale Tunisia, sul tardo pomeriggio (circa le 18). A quell’ora da quelle parti è possibile assistere a una serie di spettacoli di danza sudamericana gratuiti—che come vedremo altro non sono che allenamenti non ufficiali—da parte di svariati gruppi di ballo locali, perlopiù composti da giovanissimi di prima o seconda generazione.

 

Tralasciando il fatto che le musiche sono praticamente tutto ciò che ascolto per conto mio a casa o quando sono in giro sul telefono—il genere musicale prevalente si chiama saya—le stesse danze sono qualcosa di eccezionale. La passione trasuda da ogni singolo/a ballerino/a lì presente, nel volteggiare, saltare e piroettare a tempo di saya. Non c’è bisogno di capirci granché di musica sudamericana per rendersi conto che è in grado di coinvolgere emotivamente questi ragazzi tanto quanto la techno con la fauna del Dude.

 

Decisa a non rimanermene con le mani in mano davanti alla solita storiella dei peruviani-che-ballano-a-Porta-Venezia, capisco che c’è bisogno di andare più a fondo, e arrivare a conoscerli di persona. Dopo aver deambulato inutilmente tra le loro figure volteggianti, infatti, riesco a parlare con Gerson, un ragazzo che avevo già adocchiato in altre occasioni—sì, passo spesso da lì a invidiare le loro doti motorie—per la bravura. Mi spiega che il suo gruppo si chiama Fraternidad Cultural Tarpuy Milano, e che gli allenamenti ufficiali, ora che è inverno, li fanno ad Affori. “La filiale principale è ad Arequipa,” mi spiega, “e ‘Tarpuy’ vuol dire seminare: seminiamo la conoscenza tra gli alunni, loro piano piano crescono, imparano e la diffondono.” Due sere dopo, con il fido fotografo Stefano Santangelo, siamo nel seminterrato della chiesa di Affori, dove il gruppo si allena.  Questi sono alcuni dei ragazzi che compongono il gruppo Tarpuy, e in fondo c’è pure il loro prof di ballo.

 

 

Gerson e Arianna, 23 e 19 anni

 

*Di dove siete?

Arianna: Italiana, sono nata qui, ma la mia famiglia è di Lima.

Gerson: Peruviano, nato a Lima, con famiglia a Ica. Sono in Italia da undici anni.

 

*Da quanto ballate qui?
Arianna: Da cinque anni.

Gerson: Sono qui da un anno, mi trovo benissimo. È proprio un bel gruppo. Sono cresciuto a Milano, sempre con italiani, e bene o male volevo scoprire questo mondo già da molto prima, ma mi vergognavo e non ho mai agito. Tramite alcuni amici ho conosciuto questo gruppo di ballo, piano piano sono entrato e mi sono trovato bene.

 

*Perché ti vergognavi all’inizio, Gerson?
Gerson: Non so, la vivevo così.

 

*Che balli vi piacciono di più?

Arianna: I caporales.

Gerson: Caporales, ma anche i Yaku Raimi.

 

*Quando avete imparato a ballare?
Arianna: Dopo un anno che sono entrata in questo gruppo, quando avevo quindici anni.

Gerson: Ho imparato a scuola in Perù. Là le scuole insegnano un sacco di balli.

 

*Ah sì? Nelle scuole insegnano i balli tipici peruviani?

Gerson: Sì sì. A Lima ce ne sono tantissimi, di gruppi di ballo. Qui meno, ma sono comunque tutti molto competitivi tra loro.

 

*In genere dove vi allenate?

Gerson: A Maciachini, il lunedì, mercoledì e giovedì.

Arianna: Altrimenti a Porta Venezia. Qui ad Affori ci siamo da un mesetto, quasi due.

 

*Cosa vi piace del professore?
Gerson: Che ha grande stile in tutto, ci insegna principalmente quello. Come muoversi, come guardare, è molto d’aiuto. Sa molto.

Arianna: Anche noi insegnamo a ballare. Se qualcuno è nuovo e deve imparare può rivolgersi a noi o a lui.

 

*Ora non li indossate, ma so che avete dei costumi spettacolari. Dove li prendete?

Gerson: I costumi vengono scelti ad Arequipa, ma noi come filiale di Milano abbiamo scelto di cambiarli un po’.

 

*La musica chi la sceglie?
Gerson: Un po’ tutti. Magari le canzoni le sceglie il prof, ma i mix possiamo farli noi o gli addetti speciali ad Arequipa. Sono tracce di cinque minuti circa, con vari spezzoni di canzoni all’interno, questo perché ai concorsi non ti danno più di cinque minuti per esibirti.

 

 

Rosemary, 30 anni

 

*Di dove sei?

Rosemary: Peruviana, di Arequipa, ma sono in Italia dal 14 giugno dell’anno scorso.

 

*Da quanto balli qui?

Rosemary: Da sei mesi. Conoscevo già il gruppo Tarpuy dalla filiale ad Arequipa, aperta dieci anni fa.

 

*Come ti trovi?

Rosemary: Molto bene! Si vede che ci sono tanti giovani che vogliono ballare. A volte balliamo balli boliviani, come i caporales, altre ci incentriamo sugli yaku raimi, che invece sono tipici di Apurimac, Perù. Balliamo danze provenienti da tutto il Perù. Quello che ho notato è che qui va molto il caporal, numericamente i gruppi che se ne occupano sono molti di più. Va di moda.

 

*Ah! Non sapevo. Da quanto tempo va così di moda?

Rosemary: Da almeno otto anni. Dieci anni fa, quando il gruppo ha aperto, si ballavano già balli peruviani, a cui poi è stato aggiunto il caporal. Vado molto fiera di questo, e anche del lavoro di mio marito, il responsabile del gruppo.

 

*Il professore è tuo marito?

Rosemary: Sì!

 

*Vi piace ballare qui?

Rosemary: Sì molto. A Porta Venezia personalmente meno, perché spesso gli altri gruppi ci spiano e ci copiano mosse e stili. Preferiamo allenarci in privato.

 

 

Alex, 18 anni

 

*Di dove sei?

Alex: Peruviano, di Lima.

 

*Da quanto vivi qui?

Alex: Quasi cinque anni.

 

*E da quanto balli nel gruppo?

Alex: Da sei mesi. Mi piace molto.

 

*Ballavi già in Perù?

Alex: Sì, ma un altro tipo di ballo, il festejo. Qui ho imparato altre danze, come il yaku raimi, il sinkuy, o altre tipiche di Arequipa. Mi hanno anche insegnato il caporal, che è molto bello. Mi trovo bene con tutti, anche con ragazzi di altri gruppi.

 

 

José Luiz, 39 anni

 

*Da quanto vive in Italia?

José Luiz: Da otto anni.

 

*E da quanto insegna?

José Luiz: Quasi da otto. Appena arrivato sono entrato in altri gruppi, e di lì a poco ho fondato questo.

 

*Quanti sono in totale i componenti del gruppo?

José Luiz: Tra i quaranta e i cinquanta.

 

*In quanti posti vi allenate?

José Luiz: In primavera, estate e autunno ci troviamo a Maciachini. In inverno cerchiamo sempre altri posti al chiuso, qui ci siamo da un mese. A Porta Venezia ci troviamo solo i fine settimana, ma solo in inverno, in estate stiamo fissi a Maciachini.

 

*Vi trovate spesso anche con altri gruppi?

José Luiz: In genere no, ma spesso facciamo delle kermesse sportive tra tutti i giovani che costituiscono gruppi di ballo come il nostro. Non ci sono premiazioni, sono incontri amichevoli.

 

*Da quanti anni balla?

José Luiz: Dai vent’anni, ho imparato nella mia città natale, Arequipa. Ho iniziato in un gruppo che si chiamava Hispamerica, poi sono passato all’Amerindia, dove sono rimasto per sette-otto anni. Lì ho imparato a ballare professionalmente tutte le danze, compreso il caporal, che qui va fortissimo. Ho avuto modo di partecipare a concorsi di scala nazionale, e siamo arrivati al secondo posto. Quando sono venuto qui avevo in mente di fondare Amerindia, ma molti dei membri di quel gruppo si sono distaccati e hanno fondato Tarpuy, così ho deciso di proseguire quel progetto qui.

 

 

 

 

 

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