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MEET: CARLOTTA DI PLAYBOY!

By EMANUEL AMABILIS

. In COOLTURA

 

 

GQ, Playboy ed ora anche STAI ZITTA, un’intervista a Carlotta, che non si era sbottonata mai così tanto…!

 

Ho conosciuto Carlotta Vagnoli al mio primo anno a Milano, quando aveva ancora i capelli rossi e la metà dei tatuaggi. Lei era dj resident al PopstarZ, io una matricola ubriaca e come mi faceva muovere il culo lei nessun altro. Una sera mi ha dato uno dei tips più belli della mia vita, “Sei una persona bellissima, non svenderti”, poi ovviamente mi sono ubriacata e sono finito in bagno con uno, ma questa è un’altra storia…

 

SZ: Carlotta qual è il tuo consiglio per le nuove matricole che arriveranno a settembre?

 

CV: Di viversi tutto quello che è il mondo universitario. Questa è una città magnetica, tende a distrarti, io ho perso un sacco di tempo distraendomi, quando invece Milano ti offre i migliori corsi e le migliori facoltà. Bisogna godersi l’università il più possibile perché poi ti mancherà, io a trent’anni, tornassi indietro, vorrei davvero essere una matricola, avere l’ansia da esame, andare in biblioteca a studiare e bestemmiare contro i professori stronzi. Avrai tempo per tutto, dopo, datti tempo per vivere le cose al loro momento.

 

SZ: Ho conosciuto la Carlotta ubriaca, la Carlotta incazzata, la Carlotta romantica, la Carlotta emotivamente instabile, nel tuo ultimo anno sei stata parecchio giù. Vuoi parlare di questo periodo nero?

 

CV: Tutti abbiamo momenti bui, il mio è stato una somma di tutte le Carlotta di prima; il malessere nasce quando tutte le sfaccettature che hai, dall’adolescenza a quando diventi adulto, fluiscono insieme, scontrandosi: sono molto forti, non sanno ancora dove andare, vogliono convergere verso la maturità ma non sanno in che modo farlo. Il momento buio arriva quando sei #piena e tutte le tue sfaccettature esplodono insieme. Ti crolla tutto il mondo addosso, non hai più certezze, forse hai sbagliato tutto quello che hai fatto prima e forse stai sbagliando anche ora. Blackout. Ti blocchi, fai scelte sbagliate, ti ritrovi da solo e vai a terra. È l’attimo prima del big-bang, quando ogni particella converge verso il centro, sai che tutto sta per esplodere ma ancora c’è silenzio. Quel silenzio è il malessere stesso. Non senti niente, non senti nessuno, ti isoli. Il mio consiglio in questo caso è di fare vostro quel silenzio. Quella cosa che “il dolore deve coccolarti” non è una cazzata scritta su di un bacio perugina qualunque, quando il dolore diventa tuo amico stai sviluppando il vaccino al tuo malessere. Quando decidi di abbracciare (e accettare) il dolore come parte di te, impari a rispettare i tuoi tempi: magari sai che dovrai stare a letto un po’ più degli altri, va bene così, magari quel giorno non hai voglia di farti la doccia, va bene così, magari sai che quella sera hai voglia di farti un grammo di cocaina da solo, va bene così, sono i tuoi tempi, i tuoi modi di affrontare il dolore e vanno bene così. Poi da un giorno all’altro rinasci, è un’esplosione improvvisa, non te l’aspetti, ci ridi pure, guardi indietro e dici “davvero sono stata così male?”

 

 

SZ: E quando la bomba è esplosa?

 

CV: La bomba, quando esplode, ti porta su. L’esplosione ti porta in alto, stai rinascendo. Ed è meraviglioso.

 

SZ: Non hai mai paura di ricadere?

 

CV: Ho avuto paura, certo, ma è una paura diversa. Ad esempio, adesso sono innamorata di questo ragazzo e ho paura di riaprirmi, ora che sto così bene; ho avuto altri pensieri, tipo “come posso tornare a stare bene in due?”, però a quel punto penso “Ah no, ci siamo già passati”. È una quisquilia, così in basso non ci ricadrai mai e, se dovesse succedere, troverai una soluzione perché lo hai già fatto una volta, e lo potrai risolvere in eterno, tu e nessun altro.

 

SZ: Quindi tu pensi “solo è bello?”

 

CV: SOLO È BELLO! Io vedo persone, anche più grandi di me, che passano da una relazione all’altra per paura di restare soli. Anch’io l’ho fatto, però quando apprezzi davvero il valore e la potenza del saper stare soli, come ora… Col cazzo!! Ora forse ho più paura di pensare “con chi condividere?”, perché voglio che la mia solitudine rimanga tale; voglio trovare un compagno che mi affianchi ma, al contempo, che rispetti la mia solitudine, cazzo, solo è una ficata imperiale, solo è molto meglio! Quando cadi cerchi di focalizzare il tipo di donna che vorresti diventare e, pian piano, risalendo, diventi la donna che volevi essere: raggiunto l’obiettivo hai paura ad avvicinarti a qualcuno perché hai paura che ti smorzi e non accetti più il compromesso. Sola è molto bello ma anche molto limitante, diventi selettiva con tutti.

 

SZ: E i gatti?

 

CV: (Ridendo) Sto prendendo il secondo, a breve arriveranno il terzo, il quarto, il quinto ecc ecc. I gatti sono un’ottima compagnia perché sono molto indipendenti, eleganti e anche coccoloni, quando serve. Ho scelto di avere un gatto quando sono riuscita a creare il mio spazio personale, la mia casa, i miei mobili, i miei tempi, perché no? Poi mi piace trovare una compagnia in casa, quando torno dal lavoro, una compagnia che non mi sbagli il congiuntivo e non mi sborri sul letto, (ride), che non invada troppo il mio spazio ma che sappia darmi un amore intenso, che io possa ricambiare (perché magari, con un essere umano, dopo dieci minuti che ci parlo, mi passa la voglia e non ne ho più piacere).

 

 

SZ: Ora che stai tornando in carreggiata, anzi, sei in carreggiata, Carlotta felice, qual è il segreto?

 

CV: Carlotta felice, oddio, sto parlando in terza persona come i calciatori (ride e beve una sorsata di vino), sono felice ma di base sono una persona insoddisfatta, perché punto sempre più in alto. Sono felice perché ho la consapevolezza che niente o nessuno, nemmeno me stessa, possa ammazzarmi.

 

SZ: Io so che c’è una figura molto importante per te, nella tua vita…

 

CV: Mio papà! Io ne sono innamorata follemente da quando ero bambina, mio padre è un genio, un letterato, una persona eccezionale; non sono cresciuta proprio in un ambiente coccolone, abbiamo avuto sempre questo rapporto da amici con un gran rispetto intellettuale uno verso l’altra. Io ero figlia unica, uscivo con gli amici dei miei genitori.

 

SZ: Non ti ha fatta sentire un po’ sola, da piccola, non avere amici coetanei?

 

CV: Non volevo mai fare la festa di compleanno, chi cazzo le vuole dieci bambine che ti urlano in casa? Col cazzo! Io da bambina stavo benissimo da sola, poi ho scoperto l’amore e l’amore ti fotte. Lo impari dai libri, dalle canzoni “L’Amore ti salverà la vita”. Cazzata. Ti salvi la vita da solo.

 

SZ: Come stai vivendo la fine dei vent’anni?

 

CV: Sono davvero felice di “invecchiare”, vedo già che più invecchio più sono capace di fare cose che non avrei mai potuto fare prima. Anche perché forse prima non le volevo fare, volevo divertirmi, volevo sfasciarmi, ho avuto tanto tempo per farlo, adesso è arrivato il momento di diventare grandi e mi sta piacendo. È un po’ come il passaggio dal 1999 al 2000: non cambia un cazzo ma qualcosa in mente ti scatta. Insomma, a settembre avrò comunque la mia macchina nuova. Invecchiare non è poi così brutto, anzi.

 

SZ: Che macchina compri?

 

CV: Una Mini Cooper a diesel. Sono innamorata della Mini. Vedo il mio culo su quel sedile.

 

 

SZ: Prima mi hai parlato delle varie Carlotta che ti hanno portata a essere quello che sei oggi, parlami un po’ di te nelle varie fasi della tua vita.

 

CV: Ti darò un’esclusiva: 19 anni, candida, pura, carina, studentessa, mi innamoravo di musicisti, entro nel giro indie rock. 22 anni, una sera al Magnolia avevamo ospitato Evan Dando, il cantante dei Lemonheads. Lo scarrozziamo fino fuori dal Plastic, aveva una busta di cocaina e mi fa “Carlotta vuoi farti una riga?”. Ancora mi ricordo la data, era domenica 15 novembre 2008, lì c’è stata la svolta. 22-27 ho dato tutto, avevo il piede fermo sull’acceleratore: uscivo il giovedì tornavo la domenica, sono andata in dialisi, sono stata in ospedale, ho rischiato l’overdose, ho chiamato ambulanze, ho spaccato facce, ho spaccato bicchieri, ho fatto fare retate, mi sono divertita senza rimorsi né rimpianti, le ho pagate tutte insieme nell’ultimo anno, karma is a bitch.

 

Mentre apro l’ultima bottiglia di vino, barcollando e con lo sguardo annacquato, faccio a Carlotta l’ultima domanda della nostra intervista alcolica.

 

SZ: Carlotta… Posso dormire qui?

 

CV: Assolutamente sì.

 

 

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