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LE DONNE DEL CINEMA ITALIANO

By LAURA TONINI

. In COOLTURA

Ci sono tanti motivi per cui il cinema va sempre fortissimo, però uno di quelli principali è l’identificazione: ci piacciono le cose che parlano di noi. Il cinema italiano, nello specifico, è quello che un po’ ci ha cresciuto e riconosciamo istintivamente come più familiare – voglio dire, lo facciamo noi. Non essendo neanche un mercato particolarmente lussureggiante non è che ci si trovi molto spesso di fronte a prodotti sci-fi incomprensibili o thrilleroni costati manciate di petroldollari. Molto più spesso la cifra utilizzata è quella realista e la tendenza è quella di raccontare storie significative ma tutto sommato ordinarie, tutte più o meno appartenenti a una gamm esperienziale che possiamo vivere anche noi – niente battaglie aliene o presidenti degli Stati Uniti rapiti dai terroristi – il che non è necessariamente un limite. Infatti non c’è bisogno di cascate di soldi per raccontare delle storie interessanti e ancora meno per inventare dei personaggi che non sembrino degli scarti di un provino per una fiction Rai o degli psicopatici. Qui purtroppo cominciano a manifestarsi i primi problemi, visto che a quanto pare proprio non siamo campioni di tridimensionalità dei personaggi specie se – attenzione – si tratta di personaggi donne. Infatti in questo caso il campo d’azione sembra essere incredibilmente ristretto e il numero dei modelli disponibili in drastico calo, come le vendite dei quotidiani e la credibilità di Marracash. Ma quali sono i ruoli disponibili per una donna in un film italiano medio?

 

Vediamo:

 

LA SPACCACAZZO

 

 

La Spaccacazzo è la specie più antica e diffusa sul suolo italiano. le sue caratteristiche principali sono urlare, piangere e fumare molte sigarette, non importa se si tratta di un dramma o di una simpatica commedia di equivoci visto che in Italia sono sostanzialmente lo stesso genere (riesci a sentirmi “Perfetti Sconosciuti”?). La Spaccacazzo tradizionalmente è una donna di famiglia: non esistono Spaccacazzo single o senza figli, perché poi avrebbero troppe poche persone da vessare con il loro amore. Nota infatti per essere madre apprensiva di adolescenti che la odiano, generalmente è anche una moglie benestante e cornuta/abbandonata e insomma non fatichi neanche a capire perché visto che la Spaccacazzo sarebbe una compagnia greve anche per un sordo che – pur non potendo sentire i suoi acuti BASTARDOHAISCOPATOCONQUELLLAaAaAaHHhHHhH – riuscirebbe comunque a percepire la sgradevolezza non verbale di quegli oggetti lanciati contro il marito e di quegli sguardi risentiti durante i pasti ( fissare le persone risentita = altra importante attività della Spaccacazzo). Altri compiti della Spaccacazzo nei film italiani -ovviamente in quanto donna non ha un proprio lavoro o se ce l’ha fa schifo, quindi deve comunque riempirsi la giornata-: colpevolizzare, aspettarti sveglia di notte, controllarti il cellulare, rimanere incinta mentre stavi per chiedere il divorzio, farti sentire soffocato dalla vita.

 

LA DONNA FORTE

 

 

Qui entriamo nel grande campo “pasionaria” che, per legge, è il regno designato delle bellezze mediterranee aka tettone. Infatti è un ruolo che implica grande sofferenza: soprusi sul lavoro, famiglie da tirare avanti da sola, guardaroba essenziale e capirete da soli che una dose così massiccia di somiglianza alla realtà va comunque stemperata con un po’ di sensualità italiana extra e altrimenti chi se lo accolla sto film? A volte la Donna Forte è politicizzata, a volte no, ma di sicuro il 90% è povera o poco alfabetizzata in quanto portatrice di Poetico Istinto di Sopravvivenza. Anche lei, come la Spaccacazzo, non ha molta confidenza con la modulazione del tono di voce quindi urla il 94% del tempo di permanenza sullo schermo. Diversamente dalla Spaccacazzo però, che affoga nella sua vita orribile ma decorosa, la Popolana spesso conosce almeno una piccola Rivalsa finale, un contratto a tempo indeterminato o finalmente un Compagno Decente. Va detto però che è lo stereotipo più positivo fra i tanti per almeno due ottimi motivi: il primo è che ha consentito a Sabrina Ferilli di costruirsi una carriera, il secondo è che sta facendo la stessa cosa per Ambra. Vorrei anche usufruire di questo spazio pubblico per poter dire ad alta voce che Ambra Angiolini sa recitare. Sì. Sa recitare forte e sono disposta a ripeterlo anche in un tribunale.

 

LA STRONZATROIA

 

 

Lei sì che ce l’ha un lavoro, la Stronzatroia, in genere meglio pagato del tuo. In compenso però è sola, traumatizzata e incattivita perché comunque: hai voluto il lavoro di prestigio? Ecco guarda come ti sei ridotta, cara donna italiana. In genere nel film il suo compito principale è quello di rendere la vita impossibile al protagonista, accecata dalla sua ambizione furiosa e delusa dalla sua arida vita personale. Ovviamente infatti non ha una famiglia, perché il troppo odio verso l’umanità la consuma e segretamente noi tutti siamo felici quando alla fine del film fa l’orribile fine che sempre fa. Nella sua variante emo la Stronzatroia non è tutta assorbita dal lavoro, infatti trova tempo per essere l’Amante Sfasciafamiglia del protagonista, generalmente ammogliato a una Spaccacazzo, ma anche in quel caso l’empatia verso di lei dura poco visto che comunque si rivelerà una pazza ossessiva e vendicativa nel preciso istante in cui verrà lasciata per il prevedibile ritorno al focolare domestico.

 

LA MEGABONA TENTATRICE

 

 

Beh raga adesso non è che deve avere pure una psicologia è già bona, statece.

 

 

E poi?

Finito! Non ci sono altri ruoli sciocchina ahahhah

¯\_(ツ)_/¯