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LA BIENNALE FA CAGARE

By TEA HACIC

. In COOLTURA

La Biennale di Venezia ha dato un press pass a STAI ZITTA. Pensavo fosse un miracolo. Nemmeno quando lavoravo per VICE (quello vero, VICE UK) mi avevano mai dato un accredito stampa per la Biennale, e dovevo infiltrarmi all’Arsenale scavalcando il muretto e rompendomi le calze.

 

Quella volta mi sono divertita, forse perché il mondo era diverso 6 anni fa o perché io ero diversa. Comunque, sto scrivendo di questa volta e questa volta ho capito che i miracoli non esistono e che la Biennale di Venezia fa schifo.

 

Prima di tutto, ammettiamolo: Venezia è una città di merda. Puzza, è bagnata, non c’e Uber, ti perdi sempre, il cibo e medievale e il WIFI è come quello di un internet café di 10 anni fa. Poi, se riesci a stare in barca senza dover vomitare o voler morire, bravo, ma sei un sociopatico.

 

Un altro fatto: non mi piace l’arte. Posso solo citare i nomi degli artisti che conosco personalmente (Matthew Stone), quelli con cui Lady Gaga ha lavorato (Jeff Koons) e quelli che mi hanno fatto arrabbiare (Damien Hirst). L’ARTE CLASSICA nei musei non ha nessun significato per me. L’arte storica è stata fatta solo per la chiesa o per i ricchi e io odio sia la religione che la #riccanza (a parte le sette e i rappers). Per me, L’ARTE e’ : Looney Tunes, le tette su Instagram, fumetti, tutto quello che Paris Hilton si mette addosso e la cacca del mio cane. Comunque, visto che la Biennale ha dato a STAI ZITTA una chance, io volevo darla anche a loro! (#darla) (#L@L)

 

Ho provato, vi giuro. Ho visto quasi tutto a parte i padiglioni dove c’era la fila perché io non faccio la fila da quando il vecchio PLASTIC ha chiuso. Ovviamente, ho evitato anche il padiglione di Israele (troppa #drama), Svizzera (li odio) e Germania (mi hanno detto che tenevano dei doberman in gabbia e mutilavano le galline).

 

Del resto, ho fatto un po’ di Instagram stories, tipo queste:

 

     

 

 

Poi, sono scappata e andata alle feste!! Le feste devono essere belle, no???

 

NO!

 

Vi dico un segreto: l’unica ragione per cui le persone diventano “giornalisti” è per poter andare alle feste dove ci sono persone “COOL” e drinks gratis. Ma qui non c’era nessuno cool e bere ti costava. TANTO.

 

Prima sera: ho avuto la fortuna di uscire con una amica inglese—loro sono dei bugiardi nati. Lei ha detto alla door girl di una festa COSÌ IMPORTANTE che ho dimenticato il nome, che eravamo già stati dentro e che c’era una foto su Instagram della festa in cui io ballo sul tavolo. Dopo abbiamo dovuto fare davvero questa foto. Ma senza motivo. Dentro c’erano solo persone vecchie, tipo questa zia:

 

 

I drinks erano finiti. Dopo, al Bauer, ho visto un daddy:

 

 

E la fila per prendere i drinks (che costavano 25 EUR) era così lunga che chiedevo alla gente in giro se potessi assaggiare il loro drink per 5EUR. Nessuno ha accettato la mia offerta. Erano troppo impegnati a parlare ai vecchi.

 

Dopo quella sera, tutto è peggiorato. Da “SINK VENICE” ogni drink (anche la birra) costava 35 EURO! In compenso, tutti gli snob che c’erano, ascoltavano trap e si sentano super STREET. Il DJ, un nostro amico, non poteva prendere un free drink per sé stesso. Si sentiva in colpa e mi ha offerto dell’MD che purtroppo ho dovuto rifiutare perché non potevo comprare dell’acqua.

 

La terza sera sono stata così male in barca andando al party dell’ICELANDIC Pavillion che mio marito ha deciso di perdere il vero BOAT PARTY per poter stare con me mentre stavo avendo un mental breakdown. Vi dico solo che ad un certo punto durante la sera (DOPO CENA) ho mangiato una pizzetta con le sardine sopra. Ovviamente, non ero in grado di fare un cazzo. Il giorno dopo Stefano ha ricevuto 1k sms da 1k amici dicendo quanto è stata bella questa festa sulla barca. Io ho suggerito che li bloccasse tutti.

 

 

L’ ultima sera (finalmente #diocane) ho conosciuto gente veramente complessa. Alla festa dello SWEDISH Pavillion, c’era da bere gratis ma la musica era così triste che mi avrebbero dovuto pagare per rimanere lì. Stavo con un’amica di New York che lavora per una galleria, Postmasters. Il suo capo (uno che ha 66 anni ma sembra un S&M porn star) mi ha presentato a un tipo: ERIC, dalla SVIZZERA. Ovviamente, era solo una questione di tempo prima che litigassimo.

 

“Ma sei mai stata al laboratorio di Koons? E’ complessissimo!”

“Si, immagino che è molto complesso decidere chi tra quei 600 lavoratori succhia per primo il cazzo di Koons ogni giorno.”

 

Sono stata in contatto con troppa ARTE e dovevo fuggire. Ho detto quello che dico in ogni situazione in cui devo andare, perché è una scusa carina e vera:

 

“Devo andare, il mio cane mi sta aspettando a casa.”

 

“Che tipo di cane?”
“Chihuhua.”

 

“Ho avuto un Chihuhua. Ma ho dovuto darlo via.”

 

“Scusami?”

 

“Ha morso mia moglie e l’abbiamo dato via.”

 

“Forse dovevi dare via la tua moglie, sembra una cagna.”

 

Questo tipo di persone, che non ha un’anima, che pensa che l’animal abuse is art (Hirst), che pensa che un “artista” può prendere tutto il credito quando tante altre persone fanno il suo lavoro (Koons), le persone che pensano che 35 EUR per un drink non sia un crimine e che non sia triste vedere una donna a 20 anni con un “art dealer” di 70 anni, LORO sono il mondo dell’ arte oggi. E non abbiamo bisogno di loro.

 

STAI ZITTA non avrà l’invito la prossima volta. Va bene così. We don’t glorify art, we are a glory-hole for art! Noi vogliamo che qualsiasi pervertita possa farsi un buco per sé stessa e vedere l’arte come vuole. Oggi, qualsiasi ragazza brutta o gay loser di Rovigo può fare qualcosa di geniale (o stupido) e postarlo su internet. Arriverà il giorno in cui non avremo più bisogno di parlare con (o succhiare) i “dealers” e “curators” (aka sugar daddies) of the art world. A quel punto forse ritorneremo alla Biennale, ma non in barca.

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