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IL PEGGIO CHE PUÒ SUCCEDERTI (DAVVERO) IN UN CLUB MILANESE

By TEA HACIC

. In GOSSIP

Sulla mia tomba dovrebbero scriverci: “the LIFE of the party”

 

Sono una professionista! Alle feste ho lavorato più o meno in tutti i settori: dal planning alla door selection, al servire drink al fare la dj. Rispetto le persone che lavorano alle serate. Ho un rapporto ok persino con i buttafuori. Ho passato un numero inqualificabile di notti con loro a scroccargli sigarette, invidiare le loro scarpe comode e ascoltare i loro discorsi su tutti i posti in cui avrebbero voluto essere piuttosto che starsene lì, in mezzo a tutti quegli ubriaconi. Capisco il loro lavoro e anche quello che comporta.

 

Lo capisco e infatti so cosa NON fa parte del loro lavoro.

 

 

Avevo sentito un mucchio di storie sui buttafuori violenti ma non mi era mai successo di beccarne uno, fino a una festa che non nominerò ma di cui non ho assolutamente parlato già nella mia pagina Facebook negli ultimi giorni, per cui chi ha letto sa qual è, durante la fashion week. Andavo via con mio marito dalla festa di Gucci, siamo finiti in taxi con dei musicisti sudafricani che volevano sapere dove fosse l’after. Li abbiamo portati con noi ovviamente verso il club Innominabile. Li abbiamo fatti entrare e loro hanno fatto accedere noi alla console, visto che erano amici del dj.

 

Ero già stata lì qualche volta e sembrava più affollato del solito, così mi sono cercata uno mio piccolo, sobrio spazio mettendomi a ballare sulla console. Glam! Dopo pochi minuti un buttafuori mi fa segno di scendere. Ok, richiesta accettabile: probabilmente stavo rubando attenzione a tutto il resto dello show. Quindi cosa ho fatto? Sono scesa ovviamente. È pieno di modi per attirare l’attenzione anche da giù, figuriamoci.

 

Così ho ricominciato a ballare nei pressi della console, quando un tipo chiaramente strafatto di ego (o altro) ha cominciato a spingere e urlarci addosso. “Che ha che non va?” Ho chiesto a nessuno in particolare. Era così affollato che ho perso mio marito e i ragazzi del taxi, nel frattempo. Pochi secondi dopo il tipo era scomparso e al suo posto era comparso un buttafuori enorme, che mi afferrava per il braccio. Ha insistito che io lasciassi la console, anche se per il dj era totalmente ok che io fossi lì. “Perché?” gli ho chiesto “Sono col dj!”. Ovviamente a lui non è importato nulla. Mi ha spinto fuori facendomi quasi cadere, mentre versavo il cocktail che avevo in mano addosso a qualsiasi cosa nei paraggi compresa me stessa e le altre persone. Io sono rimasta lì per un po’, confusa e incazzata all’idea di dovermi procurare di nuovo un drink. Mentre mi giravo per raggiungere il bar due buttafuori giganteschi genere Game Of Thrones mi si sono parati davanti. Mediamente spaventoso.

 

 

Mi afferrano per il braccio e mi sollevano e tutti e due cominciano a portarmi fuori trascinandomi per braccia e gambe. È stato surreale. Ero sconvolta cazzo. Questa roba non aveva niente della vibra “Mariah Carey trasporta da ballerini”, era terrificante, “Che fate? Non ho fatto niente! Mettetemi giù mettetemi giù mettetemi giù!” Nessuna risposta. Hanno solo stretto la presa per trascinarmi su per le scale. Io provavo a difendermi. Non mi lascio “portare via” da degli sconosciuti senza alcuna spiegazione.

 

Mentre facevo le scale- a questo punto piangevo e supplicavo una risposta qualsiasi su dove fossero la mia giacca, le mie cose da recuperare, mio marito) vengo anche sbattuta contro un muro e i miei piedi si incastrano in una apertura, per non farci mancare nulla. Mi fanno malissimo quando li tirano fuori a forza.

 

A questo punto ero fuori, seduta sul marciapiede, piangendo e sulla via del congelamento. Mi accorgo che sto sanguinando anche parecchio. Il sangue aveva imbevuto tutta la mia scarpa ed era schizzato anche fuori. La mia unghia del pollice -intera- pendeva dal mio dito, quasi completamente staccata.

 

 

“Hai fatto qualche cazzata?” la prima cosa che mi dice l’amorevole buttafuori alla porta. Gli ho spiegato piangendo che non avevo idea di cosa avessi fatto, ma di certo ero stata assalita. La sua affettuosa risposta è stata urlare alla gente che era lì fuori “ecco la pazza”. Per fortuna fuori appare mio marito. Senza giacca. E’ stato cacciato anche lui per nessuna ragione, e colpito in viso da un buttafuori. Mi ha accompagnata al pronto soccorso, mentre gli infermieri mi medicavano io piangevo di dolore ma anche di shock.

 

Che cazzo è appena successo?

 

Quello che è successo si chiama aggressione. E io vorrei delle risposte.

 

Non è per le scarpe nuove che ho dovuto buttare. Non è per tutte le persone che mi conoscono (e quelle che non mi conoscono) che mi hanno vista umiliata. Non è per i giorni di fashion week che ho perso, gli appuntamenti, le cene e gli altri eventi che hanno una profonda connessione con la mia #carriera. Questo non riguarda il fatto che dovrò stare a letto con il piede fasciato per due settimane (durante le quali prenderò 5 chili), non è neanche per gli appuntamenti di lavoro che perderò in tutto questo periodo di tempo. E non è neanche perché ho già finito le cose da vedere e continuo ad addormentarmi guardando The Young Pope. O perché non avrò un’unghia sul mio piede sinistro per tutto il prossimo anno e non potrò indossare scarpe aperte per tutta l’estate. O perché adesso ho bisogno di nuove scarpe.

 

Questo riguarda quanto si sono comportate di merda le persone del management dell’Innominabile club e di quanto può essere pericoloso questo atteggiamento. Questo riguarda i principi basilari del rispetto umano di cui si sono fottuti. L’unica “giustificazione” che mi è stata data dal pr del posto in questione è che non sarei dovuta stare dietro la console e che il manager potrebbe essersi incazzato per questo.

 

Ora. Io posso anche capire che il responsabile della serata (vi ricordate dell’uomo urlante dell’inizio?) avrà detto ai buttafuori di svuotare la console – o qualcosa del genere, ma comunque non ho ancora capito che cazzo sia successo. Il punto è che non ci sono “giustificazioni”, non importa cosa cerchino di inventare sulle regole durante le loro serate, quello che hanno fatto è stato INFRANGERE TUTTE LE REGOLE POSSIBILI DELLE FESTE:

 

 

1. non importa COSA io stessi facendo (cioè nulla, giusto per ricordarlo). Peso 50 kg. Ok 51.5 kg. Non c’è NESSUNA ragione per cui due tipi enormi debbano trascinarmi da qualche parte -a meno che non sia io a chiederglielo

 

2. Non si punisce con la violenza un comportamento non violento. Quella è aggressione, ed è illegale.

 

3. Se qualcuno chiede cosa abbia fatto di male mentre viene “punito” merita una risposta.

 

4. Party troppo affollato? Vi siete incasinati con le liste, capita. Fate uscire le persone senza fare loro del male. Accendete le luci per qualche secondo. Chiedete educatamente alle persone di uscire. Urlate DRINK GRATIS FUORI e lasciate che le persone corrano via da sole! Ci sono milioni di modi NON VIOLENTI per svuotare una serata

 

5. C’è una differenza fra essere gli organizzatori di una festa e rovinarla

 

6. C’è una differenza fra “sto facendo il mio lavoro” e “essere violenti e basta.”

 

Mentre scrivevo questo articolo ho parlato con diverse persone che hanno avuto esperienze simili nello stesso club. Avevo pensato di aggiungerle qui, ma forse meritano un loro post personale, insieme a tutte le altre persone che hanno avuto esperienze del cazzo in club milanesi. Fino a quel momento ho una domanda:

 

Amici del Club Innominabile, ma anche degli altri, avete un problema con l’aggressività o si tratta solo di qualche mela marcia?

 

 

 

Parliamone.

Mi servono nuove scarpe.