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IL GIN NON E’ ACQUA

By DENISE TSHIMANGA

. In GOSSIP

 

Quando avevo quindici anni ero una suora. Non vivevo in un convento, non pregavo e sì ascoltavo Goblin di Tyler, The Creator in loop incazzata come una iena ma ero una suora.

 

 

Sono sempre stata una che fa quello che vuole. Tutte le volte che amichetti e sconosciuti mi offrivano delle sigarette per farmi provare a fumare sconcertati dal fatto che non avessi mai fatto un tiro, io rifiutavo. Okay che mio padre è pneumologo e se avessi fumato a quindici anni lui mi avrebbe preso per le orecchie e mi avrebbe lanciato così forte in aria da  farmi circumnavigare l’Africa, va bene. Fatto sta che io faccio sempre quello che mi pare e ho un lato impulsivo che a volte prende il sopravvento, quindi, se avessi avuto voglia di provare, l’avrei fatto. Easy. Semplicemente, non mi andava. Stessa cosa con il bere.

 

Decisi che avrei ordinato della birra a 16 anni perché era l’età in cui potevo farlo e decisi che avrei bevuto un drink quando avrei compiuto 18 anni, insomma seguivo le regole, ma quelle che volevo io. E comunque anche in questo caso bere alcol non rientrava nella lista delle cose che mi interessavano. A quell’età mi importava soltanto del mio blog Tumblr (tutto in bianco e nero all’epoca perché ero depre), Tyler, The Creator che era la mia valvola di sfogo della teen angst, Vogue (sì per un periodo spendevo cinque euro tutti i mesi per Vogue e ho fatto bene), le sfilate di moda che mi guardavo su youtube e i libri di Palahniuk. Tutto il resto era out.

 

Quando bevevo poi, mi godevo ogni singola goccia. Era un piacere, come bere la coca cola o mangiarsi la pizza una volta a settimana, un lusso. In più ero e sono una maniaca del controllo e da quando la depressione e l’ansia hanno preso a far parte della mia vita, è molto difficile per me avere il controllo sulle cose ma anni fa anche se  sguazzavo già nel disagio, certe cose riuscivo ancora a controllarle.

 

Maniaca del controllo sì ma anche estremamente consapevole: ho sempre saputo  che se avessi perso il controllo con l’alcol, il cibo ecc. le mie tendenze ossessive sarebbero saltate fuori gridando SORPRESAAA facendomi sviluppare un rapporto malsano con l’oggetto del desiderio in questione. Il che è una vera merda.

 

In quanto suora, ho sempre fatto tutto dopo gli altri. Ero una late bloomer. Quando le mie amichette mi raccontavano dei tipelli che si limonavano in pista, io rabbrividivo. Sognavo di innamorarmi e dare il mio primo bacio al mio grande amore ahAhAhHah povera illusa, se la me quindicenne sapesse come sono andate le cose si impiccherebbe asap. Comunque, adesso sono una suora nel senso che una volta alle due di notte mi sono messa un costume da suora e mi sono fatta fare delle foto sceme da una mia amica. La situazione è cambiata. Ed è giusto così, le persone cambiano, si cresce, si va avanti, non c’è niente di male in questo. Quello che è cambiato in peggio però, è il mio rapporto con l’alcol.

 

La sera in cui mi sono messa il costume da suora, era la terza o la quarta sera di fila in cui bevevo e mi ubriacavo. Ci ridevo su, mi sembrava normale sapete, una cosa che capita ogni tanto. Avevo vent’anni, era giugno, che altro avrei dovuto fare?

 

Quest’anno, per tre mesi almeno, ci sono andata giù pesante. Stavo male, riuscivo a provare stabilità emotiva per una settimana o anche meno poi ricadevo nella depressione. Così nel weekend facevo di tutto per perdere il controllo.

 

Che fosse in casa o fuori, io cercavo in tutti i modi di ubriacarmi. Spendevo un sacco di soldi e siccome reggo abbastanza e se uno beve spesso aumenta la sua soglia di sopportazione, a volte non riuscivo nemmeno ad essere brilla. Eppure continuavo ad andarci giù pesante, perché era l’unico modo che avevo per stare meglio e dato che non avevo il controllo sulla depressione, decisi di avere il controllo su quello. E il fatto che fossi sobria non cancella i danni che ha sicuramente subito il mio corpo quando bevevo così tanto. Quanto bevevo? Se dico “non lo so, troppo” prendetemi sul serio e fatevela andare bene come risposta.

 

Ci ho messi un sacco di mesi per rendermi conto che c’era qualcosa che non andava.

 

Ero fuori di me, ma soltanto a giugno mi sono vista da fuori e ho finalmente realizzato che quel periodo in cui bevevo tanto non lo facevo in maniera innocente, ma lo facevo perché ero depressa. È stata una bella botta. A volte nella vita vai completamente fuori strada senza accorgertene e quando scendi dalla macchina vedi che hai investito un paio di persone e ti sanguina pure la faccia.

 

Il binge drinking è un problema molto comune e può iniziare proprio a quindici anni, se non prima. Molte persone lo fanno per provare le sensazioni belle che dà l’essere ubriachi, senza disturbi dell’umore in mezzo; ma il binge drinking in sé è un problema piuttosto serio.

 

Fa strano stare qui a parlarne perché non è alcolismo ma ci va molto vicino, è il suo fratello stronzo, perché può portare ad un effettiva dipendenza dall’alcol. E poi so cazzi. Può anche causare danni cerebrali, insomma non è esattamente una cosuccia da niente. Ed è per questo che ho deciso di scriverci un articolo. Anche se è un argomento scomodo, ma hey, gli argomenti scomodi io ce li ho inside.

 

Dopo aver vomitato rosa fuori dal Rocket il giorno stesso che avevo aumentato il dosaggio degli antidepressivi, ho capito che forse, dovevo darci un taglio.

 

Queste sono grosse cazzate che possono farti finire in ospedale ma non lo capisci fino a che non ti trovi in una situazione del genere. Poteva andarmi peggio, non è successo, bene ho smesso di ubriacarmi tutta l’estate. Bevevo comunque ma non esageravo mai, me l’ero ripromesso e così ho fatto. Stavo bene (sì miracolo raga a luglio sono stata felice un mese interno take me back), e non mi mancava per niente sentirmi su di giri. Non che ci sia niente di male. Le ragazze ubriache nei bagni salvano la vita con complimenti indimenticabili tutti i venerdì sera, sono fantastiche. Spero solo stiano bene, ecco. Proteggetele, proteggetevi. Poi si può ricadere nelle vecchie abitudini e va bene, davvero, non odiatevi. Se leggendo le mie parole vi siete resi conto di star vivendo questa situazione, non aspettate che il tempo passi, il portafoglio si svuoti e la tristezza vi schiacci. Cercate di trovare il modo migliore per tirarvi fuori da questo limbo, vi porgo la mia mano.

 

Poi mi scrivete e andiamo a berci un prosecco insieme. Uno. Sono cresciuta a Treviso, dopotutto.

 

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