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HOW TO GET AWAY WITH CAZZY PICCOLY

By EMANUEL AMABILIS

. In GOSSIP

 

Personalmente non apprezzo le sorprese.

 

 

Affatto. Il mio amico William mi prende sempre in giro dicendo che esagero quando, durante le nostre cene a base di alcol e pasta al pesto, inizio a raccontare delle proporzioni dei ragazzi con cui mi vedo. In realtà non esagero, è che non mi piacciono le sorprese, così mi faccio mandare foto di ogni minimo dettaglio, dalla punta del primo pelo pubico al termine dello scroto. Un cazzo piccolo non è mai una sorpresa gradita, per questo sono scrupoloso nel chiedere foto e, comunque, voi preferireste arrivare a trent’anni con un probabile prolasso anale o ritrovarvi a ciucciare un micro-pene?

 

Purtroppo il mondo è un luogo meraviglioso popolato da cazzi micragnosi, così ho chiesto ad alcune mie amiche cos’hanno fatto quando si sono trovate davanti un mini-coso. La storia più triste che conosca è capitata a me, ero fidanzato col ragazzo più bello e più stronzo del mondo, aveva un cazzo bellissimo: era sardo. L’estate ci aveva divisi, lui era tornato nella sua isoletta a scolarsi mirto e scoparsi capre, mentre io ero sceso nelle Marche. Una mia amica del liceo una sera mi ha detto che sarebbe venuto a bere qualcosa con noi un suo amico gay dell’Accademia, e non avrei dovuto fare come mio solito la troia perché era fidanzato e assolutamente fedele. Lallero. Lui arriva. Un figo pazzesco.

 

Non alto, ma io amo i bassini, barbetta scura, occhiaie violacee profonde più delle mie, indossava pantaloni col cavallo basso, una canotta nera sgualcita e, chiaramente, aveva l’aria di uno che ha passato la mattina a chiedere spicci alla stazione dei pullman per comprarsi una stagnola. Il mio ragazzo a Milano si era appena fatto la tinta viola-prugna ai capelli e mi rubava sempre le salopette. Da una parte una sfranta che amavo tantissimo, dall’altra un tossico gay super sexy che chiaramente non mi avrebbe mai amato. Come potevo farmelo scappare? Ho fatto carte false per sedurlo, perdendo anche l’amicizia storica con la mia amica del liceo, e come al solito ho ottenuto quello che volevo: sono finito nel letto di Ludovico, il ragazzo dello zoo di Berlino, rinominato per gli amici “Micciacorta”. Quando gli ho sfilato le mutande non sapevo cosa dire. Era un pollice. Uno strano pollice pelosino attaccato a due palline piccole piccole. Non sapevo assolutamente come fare, così mi sono girato. Non volevo vederlo.

 

Credo se ne sia accorto, perché non ha detto più niente. Quando mi è entrato dentro ho avuto la stessa sensazione che avevo quando mia madre da piccolo mi infilava le supposte per la febbre alta. Dopo un po’ lui ancora non veniva e, per togliermi da quella situazione, andare a casa e farmi una doccia con una bottiglia di vodka per lavarmi via tutto quello squallore, ho pensato “magari se faccio dei versi sexy penserà che mi piace, si ecciterà di più e verrà prima!” Così ho iniziato a mugolare come faccio di solito, come una scolaretta giapponese violentata da ENORMI tentacoli alieni, come nei peggiori hentai. La risposta da dietro è stata “…dai, lo so che ho il cazzo piccolo, non serve fingere.” Al che mi sono messo completamente a pancia in giù, ho pensato solo a rilassarmi, fissando le tende spostate dal vento, aspettando che finisse. In testa avevo una canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Signorina primavolta. Ho pensato “mai più cazzi piccoli, basta brutte sorprese.”

 

Ora passiamo a quelle sfigate delle mie amiche:

 

Anna 1: Gli sono scoppiata a ridere in faccia. Letteralmente. L’avevo conosciuto al bar sotto casa, era molto sexy, barba ben curata, occhi scuri, tatuaggi a vista. Mi ha offerto da bere, ci siamo sbronzati e l’ho invitato a salire da me. Mi ha limonata in ascensore ma non sentivo alcunché nelle sue mutande, quello poteva essere un chiaro segno d’allarme, ma ero ubriaca e volevo scopare. Siamo entrati in casa e, quando si è calato le mutande, sono scoppiata a ridere così forte da svegliare le mie coinquiline. Avevamo fumato una canna fuori dal bar. Il bello è che lui non si è scomposto minimamente. Si è tirato su i jeans e se n’è andato senza dire una parola. Quella sera, prima di collassare ubriaca, mi sono masturbata.

 

Anna 2: Ho pianto. Sanno tutti che se fossimo in Sex and the City io sarei Charlotte. Mi frequentavo con questo ragazzo da quasi due mesi e mezzo e ancora non me la sentivo di farci sesso. Mi sono stancata di ragazzi che una volta che hanno ottenuto quello che vogliono non si fanno più sentire, così con lui -convinta fosse quello giusto- mi sono cucita le gambe col filo spinato, non siamo mai andati oltre al petting spinto, non mi ha incuriosito il fatto di non sentire la sua erezione, mi bastavano i suoi baci. Ero davvero innamorata. Una sera mi sono decisa e ho comprato anche un nuovo completino sexy rosa pesca.(Sospira) Quando abbiamo iniziato a fare sesso non sentivo assolutamente niente. Nemmeno una leggera pressione, niente. Appena è venuto si è addormentato. Io ho pianto sommessamente dentro il cuscino. Dopo tre giorni l’ho lasciato.

 

Anna 3: Mi sono alzata, mi sono rivestita e me ne sono andata. Lui frequentava la mia stessa palestra e fisicamente era troppo grosso per i miei gusti, mi piacciono i ragazzi definiti, non quelli col collo taurino, comunque mi aveva chiesto di uscire così a lungo che alla fine ho ceduto. Siamo andati a bere qualcosa, lui ha parlato tutto il tempo del suo allenamento e delle proteine che si beve giornalmente, ero molto annoiata, volevo andarmene e lasciarlo lì come il coglione che oggettivamente era. Non so perché ci sia finita a letto, forse ero annoiata, forse mi faceva pena, così siamo andati da lui, si è spogliato e mi ha messo in mano questa specie di sushi viscidino e caldo. Era così piccolo che per masturbarlo ho dovuto usare indice e pollice, mentre lui ansimava brutalmente. Credo di averlo fatto solo per cortesia, anzi, per carità. Adesso il karma dev’essere parecchio in debito con me. La parte peggiore è stata il suo urlare “TI PIACE QUESTO GRAN CAZZ*NE??!” e anche “LO SENTI COM’È DURO?!”. In quel momento ho capito quanto lui si reputasse perfetto, e quanto non avesse idea di soffrire di micropenia. Così mi sono alzata e me ne sono andata, lasciandolo solo col suo cazzetto. Mi spiace solo perché speravo cambiasse palestra, ma almeno adesso ha smesso di salutarmi.

 

Anna 4: Io non ho avuto problemi. Era da una vita che volevo provare l’anal ma avevo sempre paura di sentire male. Il mio ultimo appuntamento di Tinder si è rivelato essere, per l’appunto, un cazzo piccolo. Simpatico, lavora per una compagnia no-profit e viaggia in tutto il mondo, davvero molto interessante. Il problema è che il suo caz*o mi spariva tra le mani quando lo impugnavo. Non sentivo nulla durante il sesso, così gli ho chiesto di farlo da dietro. Col sedere. Lui in principio era un po’ spiazzato, ma lo ha fatto. Dopo quella volta non mi ha più cercata. Credo abbia pensato che io sia una troia.

 

STAY CLASSY. STAY ZITTA.

 

8==D~

 

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