Stai Zitta Logo

Hannah Baker è una troia

By EMANUEL AMABILIS

. In GOSSIP

Ho passato Pasquetta guardando “13 Reasons Why” con la mia amica Federica, no-spoiler, la serie (non l’ho ancora finita) tratta la storia di una #POVERADONNA, per l’appunto Hannah e di come si sia suicidata per le voci che circolavano sul suo conto: troia-lesbica-facilona. AMO OK. Innanzitutto mi sembra alquanto deleterio nel 2017 fare una serie sul bullismo per capire che il problema esiste, ma tutti siamo stati al liceo e tutti abbiamo avuto i nostri problemi che siano stati bulimia, bullismo, l’aver accettato la propria omosessualità o meno, droghe o alcool. Io ero il frocetto dell’istituto d’arte che arrivava in ritardo a lezione per fare la diva, durante la ricreazione mi mettevo due dita in gola e a diciannove anni ho tentato il suicidio (scioccante vero?) ma questo non è un articolo sui bulli o su chi viene bullizzato, non era il mio caso, c’entrava un ragazzo. Pure brutto. In realtà volevo raccontarvi questo simpatico episodio di Pasquetta e di come una matricola può diventare “famosa a Milano” facendo o spacciandosi per troia.

 

Non farò il tuo nome piccolo sociopath, dopo 6 anni a Milano ho capito che il detto -Haters make me famous- è vero e non ti regalerò un cameo in uno dei miei articoli super cool. Volevo far parte del lato mainstream di Netflix e dato che l’alternativa era rivedere per la sedicesima volta in ordine The Hours, The Dreamers e Mommy abbiamo deciso di vedere la serie sulle sette prolisse cassette di Hannah. Dopo aver scritto un post su fb è venuto fuori quello che mia madre ha sempre sostenuto da quando avevo 7 anni. Io sono una persona spregevole. Sono spregevole per aver scritto “Hannah Baker è una troia” e successivamente nei commenti dopo aver appurato che la protagonista non sta simpatica a tutti ho aggiunto “Io andrei fiero di averla spinta al suicidio.”

 

Okay, non è la battuta più felice che io possa aver scritto in vita mia, ma ero chiaramente sarcastico. Questo non vuole essere un modo per scusarmi o di giustificarmi, anzi. Siamo una generazione cresciuta a pangoccioli e Mean Girls. Adoro il black humor da drag queen, sottolineare i difetti altrui è il mio hobby preferito, con i miei amici più che frecciatine ci lanciamo proprio coltellate, vi ricordo di aver avuto una coinquilina bipolare :): che ha parecchio minato la mia sensibilità ed emotività e poi chi meglio di uno che ha fatto una lavanda gastrica può fare sarcasmo sul suicidio? È importante riuscire a costruirsi la propria “armatura personale”, nella vita si incontreranno tanti stronzi che cercheranno di minare il nostro giardinetto zen interiore, ovvio che uno quando già a 14 anni cresce sentendosi chiamare “checca” o “frocio” impara a rispondere a tono ed essere cattivo dentro e fuori. Tant’è che sono stato screenshottato, bloccato e ri-postato con un “Quando vi dico che mi disgustate, è perché veramente mi disgustate.” Amo okay. Sono contento che al mondo ci siano persone con un ipercritico senso di “giustizia”, ma non è anche questa una forma di bullismo? Pace. Bye Felicia and get a life.

 

 

Appena arrivato a Milano un pr ubriaco mi disse “Tesò, se vuoi essere top devi essere la più troia.” E così feci. Diventare popolare non è difficile, basta scegliere un tipo di personaggio, la pazza troia ubriaca funziona alla perfezione (lo so che la Gallina Sgualdrina è diventata il vostro animale guida!) e rimanere coerenti con quello che gli altri si aspettano tu faccia, che sia tirare il cellulare in mezzo al dancefloor mirando alla testa del tuo ex ma centrare in pieno il dj o twerkare sbronzo in jockstrap alla laurea della tua bff in Cattolica. Sopra suo nonno demente ovviamente. Io avevo persone che mi scrivevano <CAGNA!> in bacheca dopo averle conosciute da sbronze la sera prima in discoteca. Eravamo amici? No. Cancellavo i post? No. Servivano alla causa. Dopo qualche mese nella mia accademia avevo la nomea della party harder un po’ troia. Arrivavo a lezione nelle peggiori condizioni, in after, in hangover, con le mani piene di timbri delle varie serate e nessuno aveva piacere di passare gli appunti alla povera puttana alcolizzata con l’alito che sapeva di Long Island allungato con l’acqua del cesso. Sentivo i loro commenti “Ma quello è l’Amabilis? Non si è ancora ritirato? Non è venuto a lezione per l’intero semestre… L’ho visto al PostarZ portarsi un tipo in bagno, che schifo..” ecc. ecc.

 

Mi hanno dato fastidio? Poco niente. Mi sono suicidato? No. Sono pazzesca e tutti vogliono far serata con me? Sì. Quando sei omosessuale e vieni dalla provincia, dove la tua unica valvola di sfogo sono le tue sopracciglia e le poche persone che frequenti sono etero che oltre a non avere rispetto per la tua persona pensano anche che tu sia noioso, arrivare ad avere un certo tipo di popolarità, anche negativa, sembrava un sogno. Cosa ho sacrificato? Buona parte di fegato, miliardi di cellule cerebrali e la possibilità di avere un fidanzato. Ne è valsa la pena? Non lo so. Probabilmente se non fossi una pazza Tea non mi avrebbe scelto per scrivere su Stai Zitta! E non sarei qui ad esorcizzare il mio passato con voi.

 

Se siete matricole e volete passare da Cady Heron a Regina George potete fare le troie quanto volete, la vita è la vostra, siete grandi e vaccinati e i vent’anni servono a sperimentare. Solo un paio di #tips finali: Troia si; scema no, non mi stancherò mai di ripetervi di usate sempre il preservativo e non suicidatevi. Non vorrete fare la fine di quella troia di Hanna Baker giusto?

 

P.S. Spoiler: Hannah Baker non è una troia.

 

Stay Classy. Stay Zitta.