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GIRLS ONLY SKATE CAMP

By MARA BRAGAGNOLO

. In COOLTURA

Quest’estate, mentre il resto del mondo era a prendere il sole ad Ibiza (o Rimini), io sono andata ad un girls only skate camp a Birmingham. Ero abbastanza terrorizzata prima di andare, non sapevo cosa aspettarmi. Stavo rivivendo le esatte emozioni di quando andavo al campo dei lupetti, cioè quando avrei preferito morire piuttosto che essere rinchiusa in una casa umida nel bosco con gente a cui piacciono per davvero le pietre e le foglie. Quando sono arrivata, l’aspetto era quello. Casette di legno come si vedono nei film americani e dove sempre qualcuno viene accoltellato, interior design basato su decorazioni di muffa e poster illustrativi di tutte le specie di funghi. Sapevo però che sarebbe stato diverso, perché io ero li per skateare.

 


Quando tutte le ragazze sono arrivate la situazione era chiara: a 24 anni ero quella anziana. All’inizio ero spaventata dalle teenagers, non sono mai a contatto con i teenagers e non so come comportarmi con bambine che non sono bambine ma neanche adulte (???) ma poi mi sono resa conto che erano molto più intelligenti di molti miei coetanei. Ancora più ironicamente ho capito presto che ero anche la peggiore a skeatare e sono state loro ad avermi insegnato dei tricks che la mia mente non riusciva neanche a processare. Non mi stupirei se una di queste ragazze da grande diventasse presidente!

 


Una cosa interessante però dell’ambiente skater femminile è che inaspettatamente, non c’è rivalità, o almeno, è meno visibile di quel viscido antagonismo tra donne, vittime di una società che ci ha manipolato in modo che mentre noi ci scanniamo per ragioni inutili, gli uomini eleggono presidenti nazisti e maschilisti alla carica delle repubbliche federali più importanti del mondo. Sta di fatto che guardare le ragazze skateare insieme ti tocca il cuore. Gli uomini ci guardano sconcertati mentre ci teniamo per mano una con l’altra per buttarci da rampe e salvandoci a vicenda dall’avere arti rotti e disfunzioni celebrali perché invece di cadere sul cemento freddo cadiamo nella braccia delle nostre amiche. È romantico quanto può sembrare se non fosse che la caduta è sempre molto violenta ed imbarazzante.
Un’ altra cosa bella è il supporto da ragazza a ragazza. Quando le skater girls vedono un altra skater girl, anche sconosciuta, fare qualcosa di solenne sullo skateboard ( o qualsiasi piccola vittoria ) partono grida, applausi, sbattimenti di skateboard e complimenti volgari.

 

Vorrei potervi mostrare la faccia dei ragazzi agli skatepark quando vedevano arrivarsi questa girl gang di dieci ragazze di diversa età penetrare la loro comfort zone, ma per farvi capire, immaginate vedervi entrare la reunion delle Destiny’s Child all’Esselunga di Grosseto. Durante la settimana ho imparato una componente base dello skateboarding: dropping in. Si tratta di quando ti butti da quelle discese che non sono più angoli ma bensì figure circolari che a prima vista sfidano ogni principio di gravità ma successivamente, dopo aver visto infanti buttarsi con il loro monopattino almeno 400 volte capisci che in qualche modo è fattibile. La tecnica è spostare il peso sempre sul davanti e come una delle ragazze mi ha detto “spingere come se calciassi in faccia qualcuno che odi tantissimo” . In poche parole drop in come se dovessi schiacciare le palle del tuo ex bastardo. Con quel pensiero in testa, spingi e vai. Non ho ancora ben capito come la popolazione dei bowls riders si divida in gente che riesce a fare dei drop in da qualsiasi altezza senza problema e gente che muore.

 


Una delle ragazze, 14 anni o giù di lì, si è buttata da 10 piedi di altezza. Io le ho detto che era molto giovane e aveva ancora tutta la vita davanti ma lei si è buttata lo stesso: non c’è nessuno di più temerario di una ragazza adolescente in skate. A quell’età di solito le ragazzine piangono per i ragazzini che non rispondono ai messaggi (infami) mentre le teen skaters non piangono neanche se si squarciano la fronte e grondano sangue. Ho visto ferite sul braccio così profonde da riuscire ad intravedere l’esofago dal gomito. In questo caso ricordo di avere offerto una salvietta struccante per raccogliere i grumi di sangue, proprio come una vera girl skater farebbe.

 


È stata una delle settimane più belle della mia vita e ne porto ancora con piacere i ricordi violacei sulle gambe. Se siete interessate ad andare ad un girl skate camp anche voi cercate Camp Rubicon a Birmingham e Girls Only Skate Camp in Italia!

 

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