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10 BIONDE DA ASCOLTARE SUBITO!

By STARLA SIOUX

. In COOLTURA

 

Dite quel cazzo che vi pare, che siamo nel 2017 e che nel vostro quartiere à la page di Milano le cose non girano a questa screanzata maniera, fatto sta che, tra tutti gli stigmi più vili di questa laida società, quello che fa di tutte le bionde un ceppo di sciampiste resta uno dei più radicati.

 

 

Le bionde chiome, oltre che a far pensare a cameriere di diner americani e pornostar, nell’ambito musicale sembrano essere appannaggio esclusivo di stelline del pop in autotune. Santa Gaga, non ci permettiamo certamente di alludere a te.  Così, se l’esistenza di Kim Gordon, Beth Gibbons, Debbie Harry e Myss Keta, non vi ha insegnato proprio nulla, ecco una lista di bionde artiste che forse ancora non conoscete e che perorano alla grande la nostra causa!!

 

1 Marika Hackman

 

 

Faccia da schiaffi e sturm und drang a pacchi, Marika ha avuto Cara Delevigne come compagna di scuola e Kurt Cobain come magister vitae e style icon. La sua nuova fatica “I’m not your man” mette molte cose in chiaro, tra cui il fatto che a Marika piace proprio tanto la figa, se a qualcuno non fosse ancora chiaro. E a noi piace proprio tanto lei.

 

2 Austra

 

 

Katie Stelmanis è la mente e il volto del collettivo Austra. La sua voce, conturbante e ipnotica si insinua suadente tra beat pulitissimi. Spesso associata alla scena dell’alt-synth assieme ai canadesi Grimes (con cui è stata in tour) e Blood Diamonds, Katie ambisce a collocare la sua band come parte di un nuovo movimento femminista globale, assieme ad artisti come The Knife, Planningtorock, Cocorosie e Anohni.

 

3 Torres

 

 

Mackenzie Scott, in arte Torres, descrive il suo ultimo lavoro, “three futures” come interamente incentrato sull’utilizzo del nostro corpo come meccanismo di gioia. Con premesse simili e già a un primo ascolto è evidente che ha frequentato assiduamente la scuola delle maestre Patti Smith e Pj Harvey. Dopo aver ascoltato per caso Sprinter sono corsa a sentirla al Magnolia un paio di primavere fa. Da lì non ne sono più uscita.

 

4 Oh Land

 

 

Nanna Øland Fabricius era destinata a diventare una stella del balletto: physique du role, anni di lavoro, le migliori scuole e insegnanti. Poi, un maledetto incidente compromette i suoi sogni per sempre. Perché la vita, si sa, va sempre come cazzo le pare. Lei però non si arrende e si butta sulla musica, creando da zero un sound unico, che l’ha portata dal salotto di David Letterman a collaborare con Tricky. Facile, direte voi, quando si posseggono tutti i talenti e le qualità, bellezza mozzafiato inclusa. Non rosicate e lasciatevi incantare.

 

5 Kali Uchis

 

 

La storia di Karly Loaiza, colombiana naturalizzata americana, sembra l’incarnazione dell’american dream. Dalle notti passate sola in macchina in un parcheggio disperso nella Virginia alla ribalta del successo. Si definisce una artista visiva in primis e il suo stile è il mix di una accurata ricerca che scava nel sound e nello stile tipicamente sixties, da Nancy Sinatra a Edie Sedgwick, mescolando il tutto con riferimenti uber pop, pistole, gangstas e mini pony. Ma è la sua voce jazzy a renderla indelebile. Per il suo nuovo album ha messo da parte i capelli pastello e lo stile angelico e ammicca a Pablo Escobar e Griselda Blanco. Il tema del disco? il potere femminile, ovviamente.

 

6 MØ

 

 

I paesi scandinavi sono da sempre una fucina incredibile di talenti musicali, specialmente al femminile (ciao Robyn!). Amichetta di Diplo, autrice di Ariana grande e voce per Avicii, Major Lazer (obviously) e Iggy Azalea, la nostra danese preferita è di fresco ritorno con “nights with you”, che lei dice essere una dedica appassionata alla sua migliore amica, ma a noi sembra un invito a trascorrere una notte di fuoco con lei. Come rifiutare?

 

7 liv aka Lykke Li & guests

 

 

Ok, Lykke Li sono sicura che la conoscete, che quella maledetta “I follow Rivers” l’avete ballata pure al Cocoricò, soprattutto in quella versione remix missata nientemeno che da Belzebù. Sono altresì certa che i liv (sì, lo dovete scrivere piccolo e senza capital letters o la fate incazzare), supergruppo capeggiato dalla bella Lykke e composto da una parte di Peter Bjorn and John no, non lo conoscete ancora. Fatelo subito, mettendovi possibilmente nudi, come vorrebbe Lykke nostra.

 

8 Pharmakon

 

 

La ricerca di impronta noise di Margaret Chardiet dà vita a un pastiche avariato di angoscia, deprivazione e psicosi. Il malessere pervade e sublima le tracce di Contact, generato nelle oscurità di questo 2017.

Secondo la musicista newyorkese, come si apprende dalla nota stampa, l’album è la manifestazione di «quando la nostra mente si estranea e trascende il nostro corpo». Il disco è strutturato riprendendo i quattro stadi di trance: preparazione, trance, climax e risoluzione. Inutile dire che, una volta entratici, non se ne esce molto facilmente.

 

9 ionnalee / iamamiwhoami

 

 

Nota precedentemente come volto e mente del duo iamamiwhoami, questo 2017 ha visto il ritorno di ionnalee come solista. La title track dell’album, “not human”, ideata e scritta con quel furbetto di Com Truise, sublima l’estetica che è base da sempre della sua weltanschauung: elementi naturali, la forza dirompente del mare e dell’acqua in primis, la sublimazione del sè da banale essere umano a concetto. Not Human è uno slancio volto a catturare le parti più potenti del sé.

 

10 Laurel

 

 

Abbiamo iniziato con una inglese e chiuderemo allo stesso modo. Laurel è la nuova promessa del folk pop, produttrice e autrice delle sue struggenti liriche, sempre estremamente personali. Il tracciato emotivo intreccia Laura Marling a Birdy, con un risultato non sempre spiccatamente originale ma dal sapore organicamente genuino.

 

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