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BAD BITCHES INTERNATIONAL! PART 2: ASIANS!

By STARLA SIOUX

. In COOLTURA

Nella prima puntata di BAD BITCHES INTERNATIONAL abbiamo conosciuto le Latinas più calde e matte in circolazione. Dopo essere tornata da un viaggio ai confini della realtà e della umana decenza in Thailandia, le protagoniste della seconda puntata non potevano che essere loro, le Bad Bitches del Sol Levante.

Partiamo dalla folle Bangkok e incontriamole, come sempre elencate per paese di origine.

 

YELLOW FANG (Thailandia):

Le Yellow Fang sono un trio femme only originario di Bangkok. Se i nomi delle componenti quali PIMPORN e PIJAMAS non fossero sufficientemente suggestivi, è l’estetica della band e il suo sound rarefatto e fuori dal tempo ad averci rapito il cuore. Il video di แค่เพียง (If Only) è la soap opera più bella di cui abbiamo memoria.

 

 

YAEJI (Korea):

Yaeji, all’anagrafe Kathy Lee, nasce a New York da genitori Koreani. Sebbene sia una yankee per nascita, la produttrice ha passato la prima pate della propria vita in Korea, dove il padre, preoccupato per l’influsso nefasto della cultura americana sulla figlioletta, le proibiva di vedere i video delle Pussycat Dolls. NB: il padre suonava precedentemente in una band heavy metal. Tornata nel Queens, nulla ha più potuto intralciare l’ambizione musicale di Yaeji. Ha una ossessione per il curry, che offriva regolarmente alle cene che teneva per gli amici musicisti. Per ricreare quella atmosfera familiare, anni dopo, ha stipulato un accordo con un catering per servire curry durante le sue performance. I suoi testi, ironici e introspettivi, trattano temi inediti come la pressione della cultura coreana per gli standard di bellezza e i suoi rituali ai limiti dell’ossessione cosmetica.

 

 

SO IT GOES (Cina):

Le So It Goes sono un trio al femminile di Hong Kong, di cui tutte le componenti si chiamano Emily. Accomunate da una attitudine melò verso l’esistenza e da un amore smodato per Mogwai e Warpaint, le tre Emily esplorano il significato e l’insignificanza dell’umana esistenza, struggendosi in reverberi post rock di apprezzabile intensità.

 

 

ARISTOPHANES (Taiwan):

Aristophanes è stata scoperta casualmente da Grimes su SoundCloud (grazie, Claire) e da allora la rapper Taiwanese è stata catapultata in una serie di fortunati eventi, quali un tour con i Sigur Ros, una doppietta di collaborazioni con Will Butler degli Arcade Fire e un live al Coachella, il primo in assoluto per una artista taiwanese. Il suo fraseggio hip hop si innesta su elementi di elettronica, space disco e jazz in un beat sperimentale, in cui sussurri e gemiti seducono e terrorizzano al contempo. Di lei sappiamo che di giorno insegna scrittura creativa ai bambini e di sera si dedica ai suoi beat stralunati. Dopo la sua performance al festival Moderno del 2016 accanto a Grimes, preghiamo in un suo ritorno sui palchi italiani al più presto.

 

 

Wednesday Campanella (Giappone):

Sebbene la band sia composta da tre elementi, è KOM_I, cantante e performer, l’anima di Wednesday Campanella, nonché mente creativa delle produzioni video e dei dinamici live show di cui è sola protagonista. Il video del brano Melos è il motivo per cui questo articolo è stato scritto. Melos è una chicca J-Pop che trova nella sua trasposizione visiva piena luce. Melos è la storia, esteticamente disarmante, di una ragazza che cresce in un villaggio mongolo del tredicesimo secolo, dove incontra KOM_I. Un villaggio realmente esistente e in cui i 100 ragazzi e cavalli che compaiono nel videoclip realmente vivono, oggi.

 

 

CHEATS (Filippine):

Il collettivo filippino è composto da sette membri e capeggiato dalle cantanti Saab Magalona e Candy Gamos. I Cheats si ispirano allo shoegaze e al power pop d’oltreoceano, strizzando l’occhio all’estetica riot grrrl tipicamente 90s. L’artwork dei lyrics videos, tra handwriting e french fries è Tavi Gevinson approved.

 

 

DAVID BORING (Cina):

David Boring è la celebrazione in musica della natura oscena e nichilista della vita moderna. Questo quanto apprendiamo dal soundcloud del collettivo di Hong Kong, capitanato da Laujan,  una Hanin Elias in pasta asiatica.

Urla e scoppi di inaudita violenza traghettano l’ascoltatore in un flusso devastante e oscuro, che non lascia spiragli di luce. In due parole: STI CAZZI.

 

 

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