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50 RAGAZZE CHE STANNO RIDEFINENDO GLI ORIZZONTI DELLA MUSICA

By VIRGINIA W. RICCI

. In COOLTURA

Se frequentate il magico mondo della musica, vi sarà capitato di leggere qualche articolo in cui ci si lamentava che le line-up dei festival solitamente presentino pochissimi nomi femminili. Lo so. Rattrista anche me che così tanti palchi preferiscano ospitare i Maroon Five, un ologramma di Tupac o il gruppo-spalla di Billy Corgan (che lui si ostina a chiamare Smashing Pumpkins) a una ragazza. Ma vi do una buona notizia: finalmente anche nel mondo della musica sembra che le cose stiano cambiando. I collettivi più fighi del momento (Staycore, NAAFI, NON Worldwide, Discwoman, per dirne alcuni) spingono perché il rifiuto delle logiche patriarcali parta dal dancefloor. Così lo scorso anno c’è stata un’esplosione su scala mondiale di un’elettronica fluida, polimorfa e genderless e parecchie artiste, anche fuori dal mondo del clubbing, nel rap, per esempio (che è senza dubbio un genere storicamente maschile) hanno iniziato a darci dentro, come se l’esigenza di farsi sentire fosse condivisa e più impellente del solito. Non sono mai stata un asso a fare le liste, ma raccogliendo i nomi delle ragazze più promettenti in circolazione mi sono resa conto che il quadro è molto più ricco di quanto mi aspettassi, quindi ne ho “schedate” ben CINQUANTA (lo so, non mi contengo) e ho creato una playlist in cui per tre ore potrete intrattenervi con i suoni più fighi del momento e sentire un po’ di orgoglio sapendo che sono tutti nati dalle mani di creature che si identificano col sesso femminile o quasi. Fortunatamente in questa lista ci sono anche un po’ di italiane. Ora schiacciate play e segnatevi i nomi delle tipe che speriamo si mangino questo 2017.

 

*** CLICCA QUI PER ASCOLTARE LA PLAYLIST SU SOUNDCLOUD ***

 

1. BONZAI

Qualche anno fa tutti davano di matto per Fka Twigs e per il nuovo concetto di popstar che rappresentava: una forma ibrida di vocalist elettronica, performer, rapper, figa come il panico e piena di treccine colorate. Il problema di Fka Twigs era che minchia, mai un sorriso. Bonzai invece non è così. La cosa rivoluzionaria della sua musica è che è DIVERTENTE, cazzo! Cresciuta artisticamente a fianco del nuovo maghetto dell’elettronica Mura Masa, le sue produzioni sono matte e cubiste e colorate, come se PC Music si scontrasse con Nicki Minaj e insieme decidessero di rapire Fka Twigs e torturarla finché non le esce un sorriso.

 

2. KABLAM


Vi ho già accennato al collettivo svedese Staycore, uno dei fronti da cui lo scorso anno si sono create le fondamenta per ricreare uno spazio, creativo nel proprio computer e collettivo sul dancefloor, per ribaltare le regole del patriarcato (solitamente al comando di tecnologia e club ci sono uomini). A Berlino Kablam si è fusa con la crew/label Janus, quindi si trova in questa intersezione fantastica tra due delle realtà più interessanti in fatto di creazione di nuovi orizzonti elettronici. Il suo album Furiosa (soundcloud) uscito appunto per Janus è la colonna sonora ideale e ideologica dell’eroina di Mad Max Fury Road, con cui l’estetica e la narrazione di Kablam condivide l’anima steampunk.

 

3. DAWN RICHARD

Per amarla basti sapere che la sua carriera musicale è nata da una band creata a tavolino nel talent show di Puff Daddy a cui lei a un certo punto ha mostrato il culo per andare per la sua strada, il che significa che ha iniziato a collaborare con gente tipo Kingdom e Machinedrum e ora, da un paio di album a questa parte, il mondo comincia a capire chi potrebbe essere la prossima Beyoncé.

 

4. KLARA LEWIS

Essere del ’93 ed essere già pubblicata su Editions Mego è come aver saltato tutto il liceo ed essere passati direttamente dalle medie alla laurea specialistica.

 

5. PRINCESS NOKIA

Questa ragazza si chiama Destiny Nicole Frasqueri e già soltanto la bellezza del suo nome dovrebbe denotare quanto è fica. Se pensi a una rapper Nuyoricana, con la giusta quantità di conscious, beat belli old school e una roba a metà tra sexy Sofia Vergara e un tomboy ti si fomerà in testa l’immagine di Princess Nokia. Una nuova Aaliyah, dicono.

 

6. LAFAWNDAH

Una guerriera nata dall’incrocio di mille culture e altri mille suoni, lo scorso anno ha pubblicato un EP per Warp e non c’è bisogno di dire perché tutti sono in attesa del suo primo full-length.

 

7. SKY H1

Il suo primo EP è uscito per Codes, sublabel di PAN, ed è uno dei lavori più intensi e dolci usciti lo scorso anno. Beat intrisi di vapore che fanno pensare alla nascita di una Clams Casino giovane donna belga.

 

8. PETIT SINGE

L’unica ragazza (per ora) di casa Haunter Records, Hazina è in grado di strutturare percorsi sonori che vanno dall’estetica post-internet alla ricerca neo-tribale. Il suo set alla Boiler Room di Milano è stato un momento di orgoglio.

 

9. KATIE GATELY

Katie ha il prodigio dell’incontrollabile, come se nella sua musica ci fosse un percorso dritto, quasi pop, destinato a farsi contaminare, deviare e folgorare da scosse #elettrocutanti.

 

10. NIDIA MINAJ

Credo che in questo momento Nidia abbia poco più di vent’anni e stia finendo di studiare da qualche parte in Francia. Nel frattempo, è riuscita a diventare una degli artisti di punta di casa Príncipe Discos, la label di Lisbona che sta riportando alla vita le sonorità delle colonie portoghesi.

 

11. CARLA DAL FORNO

Incredibilmente topa, incredibilmente brava, è riuscita ad ammaliare mezzo mondo con ballate lo-fi malinconiche che sembrano arrivare da un’altra epoca o da un’altra dimensione.

 

12. LADY LESHURR

La regina d’Inghilterra del Grime, da qualche anno ogni volta che esce uno dei suoi “Queen’s Speech” tutti tacciono e si inchinano.

 

13. NAR

Creatura fluida, NAR è una centrifuga di generi sessuali e musicali. Il suo primo EP solista (di solito sta nel duo Burqa) è un incontro tra estremo oriente e estremo occidente.

 

14. LIM

Sofia, italiana poco meno che trentenne, spalma le sue linee vocali di una sensualità intima e dolce su basi elettroniche avvolgenti e incalzanti. Il suo primo EP è uscito lo scorso anno per La Tempesta e in pochi mesi è riuscita a farsi conoscere in giro per l’Italia grazie ai suoi live sognanti.

 

15. YOUNG M.A.

Rapper di Brooklyn, classe 1992, per la sua “Ooouuu” sono impazziti tutti, pure Beyoncé.

 

16. KAMAIYAH

Se la potenza delle grandi dell’R&B si dovesse reincarnare in una ventiduenne, il nome designato sarebbe quello di Kamaiyah. Il suo primo album “A Good Night in the Ghetto” è uscito a marzo dello scorso anno, self-released, le è valso immediatamente un feature nell’album di YG, al fianco di un altro nome da poco come Drake.

 

17. MHYSA

Membro del collettivo internazionale NON Records, unito dalla ricerca sonora e identitaria di artisti di origine africana, Mhysa fa parte del duo SCRAAATCH. La sperimentazione di Mhysa nasce da una reinterpretazione storta del pop, come è evidente dalla scelta di fare la cover di “Just A Girl” dei No Doubt, che nelle sue mani si trasforma in una narrazione sventrata e deterritorializzata.

 

18. NAO

Al momento nel regno unito NAO è una delle vocalist più gettonate, basti pensare che ha accompagnato pezzi dei Disclosure e Mura Masa in tour. Da questa spinta è nato il suo primo album, “For All We Know”, per cui alcuni la avvicinano alla duttilità sonora di un artista come Prince.

 

19. NONAME

Prodigio venticinquenne di Chicago, talmente figa che ha tirato fuori un solo mixtape (Telefone, uscito lo scorso luglio) sta già sotto l’ala di Chance The Rapper, che la porta con sé ovunque, fino al Saturday Night Live.

 

20. KATIE GOT BANDZ

La presidentessa del drill. La sua serie di mixtape Drillary Clinton è la cosa con il nome più bello uscita dalla musica negli ultimi anni.

 

21. ABRA

Bella figa di casa Awful Records. Da uno sgabuzzino di casa sua tira fuori pezzi R&B di una sensualità disarmante.

 

22. NKISI

Nkisi è il nome di un pappagallo africano, di uno spirito del Congo e di Melika Ngombe Kolongo, che insieme a Chino Amobi ha fondato il collettivo NON Records. Nelle sue produzioni scava nella memoria collettiva e crea panorami spiazzanti animati di suoni tradizionali affiancati a suggestioni da club.

 

23. 8ULENTINA

Producer di origini turche e di casa in California, già dal suo nome, un omaggio all’attivista transgender Bülent Ersoy, mette in chiaro la spina dorsale politica delle sue affermazioni sonore, dirette a smantellare gli standard occidentali di club culture.

 

24. UNIIQU3

Se avete presente il Jersey Club concorderete che c’è un’unica regina in questo genere, anzi, una regina Uniiqu3.

 

25. JULIANA HUXTABLE

Artista e attivista GLBTQI, fondatrice della clubnight newyorkese SHOCK VALUE e affiliata al collettivo di DJ e producer DISCWOMAN, Huxtable sfida le concezioni binarie di suono e sessualità in ogni sua produzione artistica.

 

26. CUPCAKKE

Qualche anno fa ero tremendamente fan di Queen Of Vagina, una ””rapper”” che parla praticamente solo di cose sconce. L’unico problema di QOV era una certa ripetitività nei concetti e un’evidente incapacità di rappare. Per fortuna poi è arrivata CUPCAKKE, nota per il suo rap sessualmente esplicito, ma a differenza della povera Queen Of Vagina lei lo sa fare e pure bene, quindi penso che da oggi la vagina abbia una nuova queen.

 

27. THE BLACK MADONNA

Nominata DJ dell’anno 2016 da praticamente tutti i magazine musicali, Marea Stamper incarna ogni ideale che la Chicago House ha nutrito dalla sua nascita agli sviluppi attuali. I suoi set sono sfacciatamente queer e Marea si batte personalmente per rimpolpare le line-up dei festival di act femminili. Data la sua onnipresenza e onnipotenza universalmente riconosciuta, c’è da sperare che il suo piano stia riuscendo.

 

28. TT THE ARTIST

Per Bmore, o Baltimore Club, si intende quel genere che comprende breakbeat, house music, hip hop e ghettotech. Praticamente la musica che vuoi ballare sempre, a meno che tu non voglia piangere un po’ mentre balli. Nei suoi testi si rivolge alle ragazze in particolare e le invita a liberarsi da ogni forma di repressione, a partire da quelle sessuali, e soprattutto a divertirsi.

 

29. MOBILEGIRL

Un altro membro del collettivo Staycore, Mobilegirl è una che gioca parecchio con i generi in musica e non ha paura di buttare tonnellate di pop in ambienti underground, che è il modo in cui lei e parecchi altri producer fuori e dentro Berlino stanno usando per ribaltare le strutture dominanti della club culture.

 

30. SHYBOI

L’ibridazione culturale tra Stati Uniti e Jamaica si carica di ulteriore ibridazione di generi e identità sessuale. Oltre a produrre bangeroni tribali, Yulan Grant è anche una videomaker, ha collaborato con parecchia gente figa, da Hood By Air al MoMa di New York.

 

31. QUAY DASH

Non è facile parlare di questa rapper transgender senza che si rischi di cadere in etichettature un po’ tristi. Certo però che nemmeno Quay Dash aiuta, dato che il suo primo album è anche uno statement abbastanza inequivocabile, visto il titolo: Transphobic. Allora lasciamo un attimo da parte la paura di quelle etichette, se servono per spingere via alcuni orribili cliché dell’hip-hop.

 

32. NADIA TEHRAN

Di origini iraniane, cresciuta in Svezia, ogni nota che esce dalle sue mani, ogni parola che vi appoggia sopra, nasce dalla condizione di rifugiata e, per così dire, apolide, dal non sentirsi veramente parte di nessuna delle culture che le circostanze le vorrebbero imporre. Se M.I.A. avesse un’erede questo sarebbe il suo nome.

 

33. MAIELI

Se come me aveste sviluppato una passione un po’ malsana per le sonorità punjabi intrecciate alla musica da club, avete trovato la vostra nuova DJ preferita. Insieme a Saima Ahmad ha fondato Brwnhive, una label e piattaforma tesa a promuovere artisti da tutto il globo per dare identica dignità a quelle che vengono considerate le “periferie” dell’industria musicale.

 

34. KARI FAUX

La mia cosa preferita di questa rapper dell’Arkansas è che per far spingere la sua musica da Noisey è andata insieme a una sua amica negli uffici di VICE finché non ha convinto tutti che la sua roba spaccasse. Real analog shit. Ora è tutta culo e camicia con l’uomo del momento, Donald Glover aka Childish Gambino.

 

35. AISHA DEVI

Artista svizzero-nepalese, la sua label Danse Noire ha tirato fuori alcune delle release più interessanti degli ultimi anni e lei, a parte aver messo in buca un EP per Houndstooth con un titolo molto eloquente, “Conscious Cunt”, riesce a creare una sorta di magia panica sonora, come se una spiritualità profonda fosse rimasta incastrata tra i circuiti delle sue macchine.

 

36. DJ HARAM

Praticamente una guerriera amazzonica con in mano un computer anziché una lancia. Haram, affiliata al collettivo Discwoman, ha all’attivo collaborazioni con NON Records ed è parte della clubnight ATM di Philadelphia. Le sue produzioni sono sciabolate orientali che si perdono in un labirinto di server e ne escono centrifugate dall’altra parte del mondo.

 

37. M¥SS KETA

Un angelo senza volto che spicca il volo da Porta Venezia. I suoi testi nascono da un incubo del direttore di Dagospia e finiscono in un after a casa di Miuccia Prada e in uno strano modo tutto suo ha dato un nuovo significato al termine “ragazze”.

 

38. JUBILEE

La potenza della Miami Bass trapiantata per le strade di New York ha caricato talmente tanto le molle di Jubilee che il suo primo LP, After Hours, uscito lo scorso anno per la Mixpak, (che è solamente la label dancehall più figa del globo) è un’autentica bomba a mano.

 

39. ELYSIA CRAMPTON

Il modo in cui Elysia Crampton, soprattutto nell’ultimo anno, ha influenzato la destrutturazione di dogmi sonori e la riscrittura di nuove strade per l’apertura alla contaminazione in musica è impossibile da riassumere in poche righe. La sua figura e la sua attitudine nei confronti della (infinita) ricerca identitaria è la cosa più antropologicamente interessante di tutto il panorama musicale attuale.

 

40. IOKOI

Sono sempre un po’ triste quando IOKOI viene considerata svizzera, perché sono gelosa. Mara è una performer, oltre che un’artista della musica, che studia nei minimi dettagli ogni suo passo artistico, per questo il suo primo LP è arrivato dopo tanti anni che il progetto era già a motori accesi. Che dire, è valsa la pena aspettare, perché Liquefy, pubblicato lo scorso settembre dalla sua label -OUS, oltre che un concept-album (cosa che in pochi riescono a fare di questi tempi), è una poesia elettronica.

 

41. ZIÚR

Oramai avrete capito che le musiciste che spingono i confini artistici precostituiti molto spesso lavorano parallelamente per una ricostruzione identitaria a livello di genere. Così la berlinese Ziúr ridefinise i limiti del pop contaminandolo con la violenza dell’approccio teutonico al clubbing e allo stesso tempo ridefinisce il concetto di clubbing con le sue serate Boo Hoo, in cui tendenzialmente suonano artisti appartenenti a minoranze culturali.

 

42. TOMMY GENESIS

Tommy Genesis sarebbe un personaggio perfetto per una serie televisiva. Il suo look da teenager scolaretta dark si scontra con la determinazione con cui entra a gamba tesa nei suoi testi. A quanto pare Father, il boss di Awful Records, l’ha mezza insultata scherzosamente per convincerla ad unirsi al gruppo, e porca troia se ha fatto un colpaccio.

 

43. EMBACI

Diciottenne presa e stretta subito nella morsa di due dei collettivi più potenti del momento, NON e N.A.A.F.I., Embaci registra le sue linee vocali eteree e quasi distratte dal suo cesso. È giusto. Uno dei tratti caratterizzanti delle produzioni delle label uscite negli ultimi tempi è una certa predisposizione alla ritualità ancestrale, magica, e alla ricerca della purezza (penso all’EP Angelico di Kamixlo per Bala Club). Ecco, Embaci è un giovane angelo che svolazza canticchiando melodie ultraterrene sopra un sacco di strati di sedimenti sonori, e la sua leggerezza, per contrasto, suona perfettamente in linea.

 

44. SWAN MEAT

La produzione di Reba Fay è una catarsi continua. Formatasi con la scrittura creativa e la composizione, Swan Meat crea collezioni sonore di elementi provenienti da così tanti ambiti culturali diversi (videogame, poesia, letteratura, musica classica, o dal rapporto col suo stesso corpo) che è quasi difficile starle dietro, a meno di arrendersi definitivamente al fatto che è lei che comanderà i nostri cervelli per tutto il tempo in cui la ascolteremo.

 

45. GAZELLE TWIN

Come ogni performer mascherato, Gazelle Twin concentra in un’assenza il suo focus sul corpo, o meglio, sull’anti-corpo. Non è un caso infatti che il suo ultimo album si intitoli Unflesh (e l’album di remix Fleshed Out) e che le sue performance enfatizzino il lato puramente fisico, il corpo contro l’istituzione.

 

46. JLIN

Come una pietra preziosa nascosta da uno strato di carbone, Jlin esplora la tensione verso una purezza che deve combattere per emergere, ed è riuscita a riscrivere le dinamiche del footwork dando una nuova prospettiva e una nuova profondità al genere.

 

47. HAIYTI AKA ROBBERY

Bombardona rapper tedesca che ha dedicato un pezzo a Sergio Tacchini e va rispettata indipendentemente dal fatto che si capisca o meno che cazzo dice.

 

48. BONNIE BANANE

Non stupisce se i pezzi R&B più lascivi e sensuali degli ultimi tempi escano dalla testa di una ragazza francese. C’è una carica performativa, teatrale, nelle sue produzioni che permette a Bonnie di giocare coi generi, di riderci sopra e di avere una leggerezza nel farlo che risulta stranamente incisiva.

 

49. JAMILA WOODS

Attiva su Chicago nel doppio ruolo di rapper e di educatrice, il messaggio in ogni testo di Jamila Woods è teso a sollevare un’attitudine combattiva nelle #blacklives a cui si rivolge e a tessere una narrativa per chiunque altro la ascolti che commenti la condizione in cui una giovane donna vive il difficile rapporto col proprio tempo e contesto culturale.

 

50. LITTLE SIMZ

Non tutto il rap che esce da UK è affiliato al grime. Little Simz va per la sua strada, una strada che ha portato molti a paragonarla a giganti come Lauryn Hill o Kendrick, il secondo dei quali impazzisce per lei, pare. Little Simz è estremamente prolifica, estremamente profonda ed è il momento che il mondo inizi ad adorarla come merita.

 

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